Salute

Grazia a Nicole Minetti, i più ritengono che il capo dello Stato sia stato tratto in inganno: tutto ciò non consola

Quando la grazia diviene una disgrazia di Stato. Nicole Minetti, simbolo tra i più plasticamente eclatanti della degenerazione etica e politica dell’epopea berlusconiana, è stata condannata in via definitiva per favoreggiamento alla prostituzione e come ogni cittadino dovrebbe vedere la pena eseguita. Mercificazione di tutto, corpo compreso, consumismo universale, liberismo senza freni, affarismo ad ogni livello, baratro morale, tutti elementi che avrebbero dovuto consegnare alla storia Silvio Berlusconi con oggettività e non attivare invece un inqualificabile percorso di beatificazione laica al quale abbiamo dovuto assistere.

Lutto nazionale, dichiarazioni roboanti dei vertici dello stato sulla morte di un fantomatico statista, strade da intestare, francobolli da stampare, aeroporti da intitolare, con l’onta di rischiare di prendere un volo dall’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo per atterrare a Milano Malpensa Silvio Berlusconi: da chi è morto per contrastare le mafie a chi è vissuto avendo rapporti con mafiosi.

Tutto questo per dire che nella vicenda della grazia scandalosa a Minetti non va assolta, per il contesto dato, nessuna delle istituzioni coinvolte, al netto di quello che sappiamo con la percezione che quello che potrà venire fuori è ancora peggio. La grazia viene proposta da un ministro che anche nella sua carriera di magistrato ha palesato sempre vicinanza e consonanza con Berlusconi & C. Un ministro che ha posto il ministero della Giustizia con un capo di gabinetto e un sottosegretario inguardabili al servizio di interessi che non hanno nulla a che vedere con la giustizia.

La richiesta di grazia per come è stata ideata e istruita dal ministero della Giustizia denota una evidente condotta al di fuori dei binari istituzionali. Ma che ci vogliamo attendere del resto da un ministro che afferma che le mazzette vanno in qualche modo accettate e che l’abuso d’ufficio e il concorso esterno in associazione mafiosa vanno cancellati?

La magistratura, che ben conosce e che può comunque ricostruire – con gli strumenti investigativi di cui beneficia e della polizia giudiziaria di cui dispone – fatti e circostanze, avrebbe ben dovuto rilevare l’infondatezza della richiesta del ministero. La presidenza della Repubblica non poteva e non doveva concedere la grazia. Una serie di gravi indizi avrebbero dovuto consigliare ben altra condotta al Quirinale. In primis, il profilo del soggetto beneficiario, la sua storia e i suoi legami. Sottolineare ragioni umanitarie con insistenza, sino a quando la coraggiosa e puntuale inchiesta del Fatto Quotidiano non ha smascherato le infondate questioni umanitarie, ha creato imbarazzo e sconcerto diffuso.

L’attendibilità del richiedente e del suo braccio destro, la capo di gabinetto che definisce i magistrati un plotone di esecuzione da eliminare, ai quali personalmente non affiderei in custodia nemmeno un etto di mortadella. E poi, la storia ben nota del già protettore politico della richiedente la grazia. Questo è il rischio del sistema, quando si fa passare alla storia una persona non degna sotto il profilo dell’etica pubblica, un pregiudicato, per uno statista con tanto di funerali di stato e lutto nazionale di più giorni, poi tutto pare in qualche modo diventare accettabile.

I più portano a propendere che il presidente della Repubblica, unico nella nostra Repubblica che ha il potere di concedere la grazia, potere enorme che cancella l’esecuzione della pena e che quindi dovrebbe essere usato con molta attenzione, soprattutto quando si tratta di fatti gravi che coinvolgono il potere, sia stato indotto in errore e tratto in inganno. Tutto questo non consola e non tranquillizza. Sapere che il vertice dello stato, con una squadra di collaboratori e consulenti qualificati senza pari, possa essere così facilmente fuorviato come una lama che entra nel burro ci deve preoccupare.

Per carità, tutti possono sbagliare; poi bisogna avere il dovere di dire tutta la verità e sapere chiedere magari anche scusa, forse anche a tutti quei detenuti che sono stati in carcere e poi assolti, o a chi meriterebbe la grazia ma non ha padrini alle spalle. E poi sullo sfondo inquietanti incombono i legami del compagno di Minetti con Epstein, che gettano un’ombra ulteriore su una vicenda che non può essere archiviata con superficiale approssimazione.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »