Se ami i capolavori di Steven Spielberg non puoi perderti questo film di fantascienza, il più costoso mai realizzato
Ci sono franchise che sembrano destinati a non finire mai davvero, e Jurassic Park è uno di questi. Da quando Steven Spielberg portò i dinosauri sul grande schermo nel 1993 con quello che sarebbe diventato uno dei film di fantascienza più influenti di sempre, la saga non si è mai fermata — anche quando sembrava essersi inceppata. Dopo i risultati altalenanti di Jurassic World (2015) e Fallen Kingdom (2018), molti pensavano che il franchising avesse esaurito la spinta propulsiva. Poi è arrivato Jurassic World – Il dominio, e tutto è cambiato di nuovo. Il film, disponibile in Italia su Prime Video e Mediaset Infinity, è entrato nella storia non solo per i suoi dinosauri ma per una cifra che fa impressione: 584 milioni di dollari di budget, il più alto mai registrato per un film di fantascienza.
Una storia di dinosauri e di potere genetico
La trama di Il dominio si svolge quattro anni dopo la distruzione di Isla Nublar: i dinosauri non vivono più in un parco, non sono più in gabbia, non sono più un’attrazione turistica. Sono nel mondo, liberi, e l’umanità deve fare i conti con questa convivenza forzata — tra chi li sfrutta, chi li teme, chi li caccia e chi cerca di proteggerli. Owen Grady (Chris Pratt) e Claire Dearing (Bryce Dallas Howard) sono nascosti in una foresta remota del Sierra Nevada, dove cercano di proteggere Maisie Lockwood — la bambina clonata geneticamente introdotta nel capitolo precedente — dalla minaccia della Biosyn Genetics, una potente corporazione che controlla un vasto territorio in Italia settentrionale e usa i dinosauri per fini di ricerca scientifica sul DNA.
Ma il vero cuore narrativo del film è la minaccia delle locuste modificate geneticamente, creature progettate per distruggere selettivamente le colture non prodotte da Biosyn — una forma di monopolio alimentare globale camuffata da progresso scientifico. È qui che entra in scena Lewis Dodgson (Campbell Scott), il CEO di Biosyn, villain aziendale freddo e razionale che porta il film in un territorio diverso dai semplici dinosauri-contro-umani dei capitoli precedenti.

Il ritorno del cast originale: Dern, Neill e Goldblum
La mossa che ha fatto battere il cuore ai fan di vecchia data è stata il ritorno di tre figure iconiche del film del 1993: Laura Dern nei panni della paleobotanica Ellie Sattler, Sam Neill come il paleontologo Alan Grant e Jeff Goldblum di nuovo nei panni del carismatico Ian Malcolm. I tre si ritrovano coinvolti nelle indagini sulla crisi delle locuste e finiscono per convergere verso il complesso della Biosyn, dove le due linee narrative — quella della trilogia originale e quella della nuova — si fondono per la prima volta.
La scelta non era solo sentimentale. Portare il cast di Spielberg all’interno di un film diretto da Colin Trevorrow significava costruire un ponte esplicito tra generazioni di spettatori: chi aveva visto Jurassic Park al cinema nel ’93 con dieci anni, e chi aveva scoperto la saga con Jurassic World vent’anni dopo. Il rischio di un esercizio nostalgico fine a se stesso era reale, ma il film ha saputo integrare i tre personaggi nella trama senza ridurli a pure apparizioni.
I numeri: il film più costoso della storia della fantascienza
584 milioni di dollari non è solo un numero record: è la somma di una produzione che ha girato in Malta, Canada e nelle Dolomiti italiane, impiegando centinaia di tecnici specializzati in effetti pratici e digitali, e costruendo set fisici di dimensioni straordinarie per le scene ambientate nel complesso Biosyn. Nonostante le critiche divise — molti recensori hanno trovato la trama delle locuste meno efficace di quanto avrebbe potuto essere — il film ha superato il miliardo di dollari al botteghino mondiale, confermando che l’interesse per i dinosauri, trent’anni dopo il film originale, è rimasto intatto.
La saga continua: da Il dominio a La rinascita
Il risultato commerciale di Il dominio ha avuto conseguenze dirette: senza quel miliardo, il franchise probabilmente si sarebbe fermato. Invece, nel 2025 è arrivato Jurassic World: La rinascita — reboot parziale della saga con un nuovo cast e una nuova direzione creativa — che non sarebbe stato possibile senza la riconciliazione con il pubblico operata dal capitolo precedente. Il dominio ha fatto il lavoro sporco: ha chiuso una trilogia, ha omaggiato le origini spielberghiane e ha tenuto aperta una porta che sembrava destinata a chiudersi. Per chi vuole o rivuole i dinosauri sul grande schermo, è da qui che vale la pena (ri)partire.
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