40 anni fa l’Italia entrò in Internet: la storia del ping di Pisa
Quarant’anni fa, il 30 aprile 1986, un segnale partì dai laboratori del CNUCE di Pisa verso un computer in Pennsylvania e tornò indietro in pochi millisecondi. Era un semplice ping, tecnicamente parlando. Era l’Italia che entrava in Internet, storicamente parlando. E nessuno di quelli presenti in sala aveva davvero idea di cosa stesse succedendo.
A raccontarcelo è Luciano Lenzini, oggi 82 anni, ancora docente all’Università di Pisa e uno dei protagonisti diretti di quel collegamento. La sua testimonianza, raccolta da La Nazione, è un promemoria utile su come le rivoluzioni tecnologiche più grandi spesso non si riconoscono nel momento in cui accadono.
La storia inizia molto prima del 1986. Nel 1979 gli Stati Uniti decisero di estendere la sperimentazione di Internet fuori dai propri confini, e Lenzini lo scoprì durante una riunione a Londra. Scrisse a Robert Kahn, uno dei padri fondatori di Internet, per candidare il CNUCE alla sperimentazione. Kahn venne a Pisa, si cominciò a lavorare, e il collegamento avrebbe potuto essere operativo già nel 1980.
Sei anni di ritardi burocratici dopo, arrivò il famoso ping.
“Non avevamo un’idea chiara di quanto stavamo facendo”, dice Lenzini, e lo stesso vale per i padri fondatori americani con cui aveva collaborato. La consapevolezza arrivò solo agli inizi degli anni ’90, quando il Web e la fine dei monopoli nelle telecomunicazioni europee trasformarono Internet da strumento per addetti ai lavori a infrastruttura per tutti. Poi arrivarono il Wi-Fi e gli smartphone, e il resto è storia che conosciamo bene.
Pisa, in tutto questo, non fu una comparsa: la città aveva costruito negli anni ’60 e ’70 una comunità accademica capace di intuire il potenziale dei calcolatori, grazie a figure come Alessandro Faedo e Guido Torrigiani. Quella stessa cultura è, secondo Lenzini, ancora viva oggi.
E qui viene la parte che ci interessa di più: Lenzini paragona la situazione attuale a quella di quarant’anni fa. Il gruppo di ricerca che sta costruendo a Pisa lavora sul quantum internet, e dice di ritrovare lo stesso scetticismo di allora: pochi ci credono davvero.
Ed è esattamente la stessa cosa che si diceva di quel ping nel 1986, e sappiamo com’è andata a finire. La sua previsione invece è che questa tecnologia porterà cambiamenti ancora più radicali di quelli introdotti da Internet, e a noi piace credergli.
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