Marche

«Noi discriminate, abbiamo vinto al Tar»

ANCONA Punteggio troppo basso, bimbo escluso dall’asilo nido comunale. Il motivo? Nel punteggio dove, in pratica, era stata riconosciuta solo la posizione lavorativa di una delle due mamme, quella biologica e formalmente registrata come genitore all’anagrafe. Un’ingiustizia per la famiglia omogenitoriale che, affidandosi all’avvocato Tommaso Rossi, ha fatto ricorso al Tar.

La pronuncia

La sentenza: la graduatoria è stata dichiarata illegittima, anche se nel frattempo è stata accertata la sopravvenuta carenza di interesse da parte delle due mamme, costrette a iscrivere il figlio – che ora ha 3 anni – a un nido privato. Un verdetto che apre anche la strada a una richiesta risarcitoria nei confronti del Comune. La battaglia giudiziaria è iniziata nel 2024, quando il piccolo aveva poco più di un anno. Le mamme si erano unite civilmente nel 2019, dando vita alla prima figlia nel 2021, attraverso la fecondazione assistita. Un progetto fortemente voluto e condiviso dalla coppia. A dare alla luce i due bimbi è stata la mamma registrata all’anagrafe, una 40enne originaria di Pesaro che ha formalmente affrontato il ricorso.

In cosa è consistito l’inghippo? Nella domanda proposta nel 2024 per il secondogenito il Comune ha attribuito al minore un punteggio minimo (1 punto), escludendolo di fatto dai posti disponibili, negando il riconoscimento della condizione di “genitori entrambi lavoratori” perché solo uno dei due risultava formalmente genitore all’anagrafe. Una decisione contrasto con quanto avvenuto appena due anni prima per la sorella maggiore, quando lo stesso Comune aveva riconosciuto pienamente quella medesima situazione familiare (e lavorativa) e come “genitore sociale” la compagna della ricorrente. Il Tar, nelle motivazioni del verdetto, ha ritenuto conto della pronuncia della Corte Costituzionale del 2025 sul riconoscimento “automatico” dello stato di figlio anche alla madre intenzionale, colei che – pur non avendo partorito – ha comunque sposato il progetto di vita della compagna. Una mamma a tutti gli effetti.

Le reazioni

«Finalmente è stata fatta giustizia per la nostra famiglia, ma soprattutto nell’interesse dei diritti di un minore» ha detto la 40enne. «Ci siamo sentite discriminate, tanto che abbiamo dovuto iscrivere nostro figlio a un asilo privato. Non pensavamo neanche di dover affrontare una battaglia giudiziaria. Ora il regolamento comunale sui nidi andrebbe aggiornato». L’avvocato Rossi: «Questa sentenza non solo restituisce un diritto a una famiglia, ma rafforza le fondamenta di una società più equa e inclusiva, in cui l’azione amministrativa è chiamata a essere specchio dei valori costituzionali e non custode di superate formalità».




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