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“Mi preparo al suo no”. L’orrore della sfida social che risponde con la violenza al rifiuto

Ad una prima occhiata sembrano quasi scenette ironiche, parodie romantiche da social network. Giovani uomini in ginocchio fingono di fare una proposta di matrimonio, stringono tra le mani fiori immaginari o mostrano un anello inesistente davanti alla telecamera. Poi, all’improvviso, compare una scritta inquietante: “Mi sto allenando nel caso lei dica no”. Da quel momento il tono cambia drasticamente. I video degenerano in simulazioni di aggressioni brutali contro donne invisibili, trasformando il rifiuto sentimentale in un pretesto per mettere in scena pestaggi, coltellate e persino esecuzioni simulate con armi da fuoco. La nuova terribile tendenza, esplosa nelle ultime settimane sul TikTok brasiliano, ha provocato indignazione nel Paese e acceso l’allarme tra associazioni femministe, psicologi e autorità. Molti dei filmati sono stati rimossi dalla piattaforma dopo l’intervento della Polizia Federale brasiliana e dello stesso social network, ma il fenomeno ha già aperto un dibattito molto più ampio, quanto la misoginia online stia contribuendo a normalizzare la violenza contro le donne.

I video choc

In alcuni filmati gli uomini estraggono coltelli dalla giacca e simulano ripetute coltellate verso una donna. In altri prendono a pugni cuscini stesi sul pavimento, come se stessero colpendo una persona reale. C’è chi utilizza palestre e sale da allenamento per mettere in scena la “vendetta”, manichini presi a calci, sacchi da boxe colpiti con ferocia e scene che evocano apertamente l’idea di punire una donna colpevole soltanto di aver respinto un approccio. I contenuti più inquietanti mostrano persino uomini che mimano sparatorie con armi da fuoco. In un video diventato virale, un ragazzo compie la “sfida” insieme a una donna vera; dopo che lei finge di respingerlo, lui la colpisce violentemente all’inguine con un calcio. Per molte attiviste questi video sono una rappresentazione esplicita di una cultura della sopraffazione maschile.

In Brasile è emergenza femminicidi

Il fenomeno esplode in un momento già drammatico per il Brasile. Secondo i dati del Ministero della Giustizia e della Sicurezza Pubblica, nel 2025 il Paese ha registrato 1.470 femminicidi, il numero più alto da quando il reato è stato inserito nella legislazione brasiliana nel 2015. Significa che, in media, quasi quattro donne vengono uccise ogni giorno. Dietro molti di questi delitti non ci sono rapine o criminalità organizzata, ma qualcosa di molto più radicato, uomini incapaci di accettare un rifiuto.

Quando dire “no” diventa pericoloso

Tra i casi che hanno sconvolto l’opinione pubblica c’è quello di Alana Rosa, ventenne di São Gonçalo, nell’area metropolitana di Rio de Janeiro. La giovane è stata accoltellata più di quindici volte nella propria abitazione da un uomo che la perseguitava da mesi dopo averla conosciuta in palestra. Secondo la famiglia, lui continuava a inviarle messaggi e regali nonostante lei avesse chiarito di non voler alcuna relazione. Alla fine avrebbe fatto irruzione in casa aggredendola con ferocia. Alana è sopravvissuta dopo quasi un mese di ricovero. In Pernambuco una ragazza di 22 anni è stata accoltellata e poi data alle fiamme da un ex collega ossessionato da lei dopo un rifiuto sentimentale. Nel Minas Gerais una donna di 38 anni è stata uccisa dopo aver respinto il bacio di un uomo durante la vendita di un telefono cellulare. Secondo gli investigatori, il sospettato avrebbe dichiarato di aver “perso il controllo” nel momento in cui la donna ha respinto le sue avances. E a San Paolo un uomo ha investito volontariamente l’ex compagna trascinandola per metri con l’auto. La vittima è morta dopo l’amputazione di entrambe le gambe.

“Punire le donne che non obbediscono”

Per la professoressa Fiona Macaulay, esperta di violenza di genere all’Università di Bradford, i video di TikTok riflettono un problema culturale molto più profondo. “La legge brasiliana riconosce che molte donne vengono uccise da uomini che vogliono punirle o controllarle”, ha spiegato. “L’idea dell’uguaglianza femminile viene percepita da alcuni uomini come una minaccia”. Secondo Macaulay, alla base di questa mentalità c’è una struttura sociale in cui le donne vengono considerate subordinate e “controllabili”. Il rifiuto, in questo contesto, non è vissuto come una libera scelta, ma come un’umiliazione da vendicare. “La logica è semplice e terribile, lei mi ha detto no, quindi merita di essere punita”.

La lunga ombra della “difesa dell’onore”

Per decenni i tribunali brasiliani hanno accettato quella che veniva definita “difesa dell’onore”, uomini accusati di aver ucciso mogli o fidanzate sostenevano di aver agito in preda alla rabbia dopo un tradimento o un’umiliazione. Di fatto, la responsabilità morale della violenza veniva spostata sulle donne stesse. Solo negli anni Novanta la Corte Suprema brasiliana dichiarò incostituzionale questa dottrina, ma secondo molti esperti alcune tracce culturali di quel pensiero sopravvivono ancora oggi. “La convinzione che le donne debbano essere punite per comportamenti considerati inaccettabili non è sparita del tutto”, osserva Macaulay.

La misoginia globale

Il fenomeno brasiliano si inserisce inoltre in una tendenza internazionale sempre più preoccupante, la crescita della cosiddetta “manosphere”, una rete di comunità online che promuove modelli aggressivi di mascolinità e sostiene che femminismo e parità di genere abbiano penalizzato gli uomini. Negli ultimi anni numerosi esperti hanno collegato la diffusione di questi contenuti all’aumento di violenza misogina nel mondo reale. Tra le figure più influenti di questo universo c’è Andrew Tate, diventato un punto di riferimento per migliaia di giovani uomini grazie a contenuti che esaltano dominio maschile, ricchezza e atteggiamenti “alpha”. Secondo gli analisti, ciò che inizialmente sembrava soltanto un fenomeno social si è trasformato in una vera rete culturale fatta di podcast, dirette streaming, business online e comunità digitali. “Il Brasile e molti altri Paesi non sono immuni a tutto questo”, avverte Macaulay.

La reazione delle donne

Di fronte all’escalation di violenza, però, cresce anche la risposta femminile. Nel marzo 2026 il Senato brasiliano ha approvato una storica proposta di legge per criminalizzare l’odio contro le donne come reato d’odio. Il testo dovrà ora affrontare il voto finale alla Camera dei Deputati. Nel frattempo aumentano i corsi gratuiti di autodifesa organizzati in molte città del Paese. A Rio de Janeiro, ad esempio, l’Instituto de Defesa da População Negra ha promosso workshop dedicati alle donne che vogliono imparare tecniche per proteggersi da possibili aggressioni. Secondo un recente sondaggio, sei donne brasiliane su dieci praticano o vorrebbero iniziare uno sport da combattimento, e oltre la metà indica come motivazione principale proprio la necessità di sentirsi più sicure.

Sui social stanno così comparendo nuovi video, donne che si allenano nella boxe, nelle arti marziali o nelle tecniche di difesa personale per imparare a reagire. Una risposta simbolica e concreta a una cultura della violenza che, partita dal web, rischia sempre più spesso di trasformarsi in tragedia reale.


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