>>>ANSA/ ‘Putin vuole la vittoria in Ucraina’. Ma ripartono i negoziati – Altre news
(di Michele Esposito)
“La guerra in Ucraina si
concluderà con una nostra vittoria”. Ad una manciata d’ore dalle
parole di Vladimir Putin, che aveva lasciato intravedere la fine
del conflitto, il Cremlino è tornato a impugnare lo spartito
degli ultimi 4 anni. “E’ la nostra guerra, e la vinceremo”, ha
sentenziato il portavoce Dmitry Peskov. Fermarsi alle sole
dichiarazioni, tuttavia, sarebbe fuorviante. Qualcosa sembra
tornare a muoversi sul terreno dei negoziati. Steve Witkoff e
Jared Kushner sono attesi “presto” a Mosca per la ripresa del
dialogo, ha annunciato il consigliere di Putin, Yuri Ushakov.
L’uomo che, proprio con i due negoziatori di Donald Trump, ha
finora tessuto i colloqui per la fine della guerra.
A Bruxelles si sta facendo spazio l’idea che la cosiddetta
‘fatigue’ sul conflitto in Ucraina stia coinvolgendo anche la
Russia. La parata del 9 maggio è stata studiata a fondo dalle
cancellerie e dai servizi di intelligence. La scelta di una
versione ridotta delle celebrazioni, le rafforzate misure di
sicurezza, un certo nervosismo colto nel Cremlino nella
preparazione della parata non sono passate inosservate in
Europa. Dove, a frammenti e senza che ci sia un vero e proprio
fact checking, arrivano notizie di una crescita del malcontento
dei russi nei confronti della guerra e della situazione
economica del Paese. A ciò va aggiunto che, col passare dei
mesi, l’offensiva russa sembra essersi arenata mentre le
capacità militari ucraine stanno crescendo in misura
esponenziale. E il via libera al prestito da 90 miliardi per
Kiev giunto dall’Ue ha certamente consolidato la postura di
Volodymyr Zelensky. La situazione, in ogni caso, resta fluida.
L’11 maggio la tregua di tre giorni concordata da Mosca e Kiev
scadrà. Al momento non ci sono indizi di un suo prolungamento.
Tuttavia, qualcosa sembra muoversi anche in Ue. Le parole del
presidente del Consiglio europeo Antonio Costa a margine della
Giornata dell’Europa – “al momento giusto parleremo con Mosca,
se necessario” – sono state immediatamente raccolte da Putin
che, come in una partita a scacchi, è passato subito alla
contromossa: indicare l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder
come possibile mediatore. “Abbiamo preso atto di queste
dichiarazioni”, che “si inseriscono in una serie di false
offerte” da parte della Russia”, è stata la gelida replica di
Berlino, che ha osservato: “Un primo banco di prova per la
credibilità sarebbe che la Russia prorogasse la tregua”.
Schroeder, a causa dei suoi legami con Mosca e dopo aver
rifiutato di condannare l’invasione dell’Ucraina, è considerato
alla stregua di un paria nel panorama politico teutonico. Ma
l’idea del dialogo con la Russia non viene esclusa. “Questo
aspetto va valutato con attenzione, in stretta collaborazione
con i nostri partner europei, e non va escluso a priori in modo
categorico”, ha sottolineato un portavoce del Spd, il partito
socialdemocratico di cui Schroeder è stato a lungo leader.
Trasversalmente in Ue, i fautori del dialogo con Mosca
pongono una questione: “non lasciare che siano solo Putin e
Trump a decidere”. L’Unione, nella guerra in Ucraina, è di fatto
una parte in causa. E molti punti di un eventuale trattato per
la pace riguarderanno la sicurezza dell’intero continente.
Quella di Costa non è una voce isolata. Dal belga Bart De Wever
ad Emmanuel Macron, la riapertura di un canale con il Cremlino è
vista come un orizzonte necessario da più di una cancelleria
europea. Certo, bisognerà prima nominare il negoziatore. Ma il
tempo non manca, vista l’intenzione di Bruxelles di sedersi al
tavolo solo in un secondo momento dei colloqui di pace. E solo
se potrà servire a garantire una “pace giusta e duratura, nel
rispetto della sovranità territoriale”, per l’Ucraina. Diverso
il discorso di chi è sempre stato critico rispetto alla guerra.
“La mancanza di dialogo con Mosca è un errore madornale”, ha
sottolineato il premier slovacco Robert Fico tornando proprio
dalla parata della Piazza Rossa. “L’Europa non lasci cadere nel
vuoto l’apertura di Putin”, ha chiesto la Lega dall’Italia. Il
dossier planerà lunedì sul tavolo del Consiglio Affari Esteri.
Non è all’ordine del giorno, ma nei conciliaboli a margine della
riunione potrebbe essere il tema più dibattuto.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Source link


