>ANSA-FOCUS/ Da Merkel a Draghi, i possibili mediatori Ue per la pace – Altre news
(di Michele Esposito)
Cone un fiume carsico, la figura
del mediatore – o inviato, o Rappresentante speciale, che dir si
voglia – dell’Ue sull’Ucraina riemerge nelle stanze delle
istituzioni comunitarie, con alterna verosimiglianza. Di un
profilo che rappresenti l’Unione, se e quando deciderà di
sedersi al tavolo con la Russia, se ne parla da mesi. E come
spesso accade, quando si parla di nomi, a Bruxelles, si naviga
nella nebbia fino ad una manciata di ore prima della decisione
ufficiale. Le certezze, anche in questo caso, sono molto poche.
Un punto però può essere dato per assodato: non sarà certo
Gerhard Schroeder, indicato come preferito da Vladimir Putin, a
vestire i panni del negoziatore. Lo zar ha comunque aperto a una
figura di cui gli europei “si fidano” purché non abbia mai
“offeso” la Russia.
I vertici Ue sono soliti dire che, prima di fare nomi,
bisognerà capire i contorni del mandato. Si tratterà di un
inviato per l’Ucraina tout court o di una personalità incaricata
solo di condurre gli eventuali negoziati per i 27? All’inizio
della legislatura a Bruxelles era ad esempio circolato il nome
di Enrico Letta come eventuale inviato per la Ricostruzione,
tema sul quale l’Ue vuole avere voce in capitolo, avendo
sborsato svariati miliardi per Kiev. Negli ultimi mesi, invece,
con l’aumentare in Europa delle voci a favore del dialogo con
Putin, la caccia al profilo del possibile negoziatore è tornata
d’attualità.
In tanti, a Bruxelles, pensano che Angela Merkel potrebbe
essere la figura adatta. L’ex cancelliera tedesca non ha bisogno
di presentazioni e, anche di recente, ha difeso la sua politica
di dialogo con il Cremlino. Dato non marginale, Ursula von der
Leyen si è formata con Merkel e con lei cancelliera è stata
ministra della Difesa. L’altro nome rimbalzato nei rumors della
‘bolla’ brussellese è stato quello di Mario Draghi, lanciato da
Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del
Consiglio e tra gli uomini più vicini a Giorgia Meloni. Era il
10 gennaio scorso. La Commissione Ue, interpellata a riguardo,
non aveva né aperto né chiuso, spiegando solo che era “presto”
per parlarne. Entrambi non hanno mai aperto alla possibilità di
una loro candidatura. Al di là dei nomi bisognerebbe però capire
quale tipo di profilo i vertici Ue vorrebbero: l’impressione è
che non debba essere un premier in carica. Non è chiaro tuttavia
se von der Leyen e Antonio Costa (l’inviato Ue, in linea
teorica, risponderebbe al Consiglio europeo) preferiscano una
figura di alto profilo, e quindi potenzialmente anche
ingombrante, o un identikit meno noto e prestigioso.
Tra i premier potrebbe avere qualche chance il belga Bart De
Weber. Nelle ultime settimane è stato tra i più convinti
sostenitori a riaprire il dialogo con Mosca. Non è considerato
un filo-russo come lo slovacco Robert Fico ma il Belgio, con
Mosca, ha un legame importante: Euroclear detiene la gran parte
degli asset congelati. Il negoziatore non andrà scelto da Mosca,
ma, in qualche modo, dovrà riuscire a parlarci. Ecco perché,
seguendo la logica, andrebbero esclusi profili provenienti dai
Paesi baltici. Possibile che lo scouting ricada nell’area
dell’Europa centrale, fino ai Balcani. Guardando a Nord, invece,
un nome circolato a Bruxelles è quello di Sauli Niinisto, dal
2012 al 2024 presidente della Finlandia. Con Putin ha parlato
spesso, pur mantenendo quel distacco dovuto anche ai complessi
rapporti storici tra Helsinki e Mosca. Nel 2024 von der Leyen
l’ha incaricato di redigere il rapporto per la Preparazione
dell’Ue contro crisi, minacce ibride e militari. E anche
Niinisto è tra coloro che da tempo ritengono necessario dover
riaprire i canali con il Cremlino.
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