Ambiente

le lezioni di Simone Pianigiani

Nel mondo dello sport, come in quello dell’impresa, la vera sfida è arrivare al risultato. Insieme. Un concetto che trova fra i suoi sostenitori anche Simone Pianigiani, uno degli allenatori di basket italiani più vincenti (venti titoli in quattro nazioni diverse e mai un’intera stagione in panchina senza alzare almeno un trofeo), che nel suo primo libro – “Essere Coach”, Roi Edizioni – ha costruito un ponte solido tra le dinamiche del parquet e quelle che caratterizzano il mondo delle aziende.

In un’epoca dominata dall’individualismo e dalla ricerca della gratificazione immediata, occorre rimettere al centro la necessità di fare squadra, di valorizzare competenze diverse e di creare un’identità collettiva capace di resistere alla complessità. Il volume, aperto dalla prefazione di Marcello Lippi, che rimarca l’importanza per un allenatore di essere gestore di risorse umane, è un vero e proprio manuale per manager che intreccia episodi della carriera di Pianigiani con lezioni di leadership organizzativa. Partendo da alcuni precisi presupposti: lo sport, un tempo autoreferenziale, si sta evolvendo in strutture sempre più articolate che richiedono competenze manageriali diffuse; allo stesso tempo, le aziende hanno bisogno di adottare lo spirito sportivo per affrontare mercati e scenari in continuo e rapido cambiamento. Ne emerge una rilettura attuale dei fondamentali necessari per arrivare al risultato, e quindi comunicazione efficace, empatia, fiducia, capacità di non soffocare il talento e attitudine a costruire una mentalità vincente fin dal primo giorno.

L’ex coach dell’Olimpia Milano e della Nazionale, ci guida ad esplorare i temi chiave del lavoro di squadra (motivazione, organizzazione, gestione del cambiamento, delega consapevole, sensibilità culturale) offrendo parallelismi concreti tra la “macchina che non si ferma mai” di una squadra professionistica di pallacanestro e le esigenze delle imprese moderne

Nel libro si legge che le organizzazioni pachidermiche, lente nei tempi di reazione, non sono più adatte per scenari in continuo cambiamento: la soluzione per adattarsi?

Facciamo un paragone con lo sport, che ha avuto e ha ancora le sue criticità, come l’essere autoreferenziale. Il punto chiave è che servono competenze diverse, perché gli scenari cambiano e cambiano anche le persone con cui ci si deve relazionare. Ciò che accomuna i due mondi è la necessità di arrivare in modo congiunto a un risultato: viviamo in una società che è forse la più individualista di sempre e in cui la soddisfazione del singolo vuole sempre essere immediata. Mai come oggi, c’è bisogno di armarsi di competenze diverse e di creare un buono spirito di gruppo. La soluzione che risponde al grande bisogno di flessibilità e dinamismo è accogliere i nuovi talenti e non lasciarli abbandonati a sé stessi per mancanza di una valutazione periodica del loro livello. Ogni occasione di confronto è un’occasione per migliorare il modo di lavorare, ma non tutte le organizzazioni hanno il coraggio e la capacità di lanciare veramente i giovani e metterli alla prova sul campo, calandoli nel gioco di squadra nelle condizioni di dare il meglio e di fare la cosa giusta, anche attraverso un approccio diretto e deciso.


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