Ambiente

Il dividendo, la strategia del proprietario e l’imprenditore nelle imprese familiari


Nel medio lungo termine questa decisione ha un impatto enorme sul futuro dell’impresa posseduta dalla famiglia imprenditoriale. Prendiamo, come esempio, un’impresa che ha 1.000€ di capitale investito e un ritorno per gli azionisti (ROE: Return On Equity) del 10%. Nell’anno 1 l’utile sarà 100€ (1.000×10%), distribuendo 10% il dividendo sarà 10€ (100€x10%), distribuendo 90% il dividendo sarà 90€ (100×90%). La parte di utile non distribuita diventa, nell’anno successivo, capitale messo al lavoro nell’impresa al 10% di ritorno (ROE), quindi il secondo anno nel caso distribuzione 10% si avrà un capitale di 1.090, un utile di 109 e un dividendo di 10,9€, nel caso distribuzione 90% si avrà un capitale di 1.010, un utile di 101 e un dividendo di 90,9€. Già nel secondo anno si vede l’impatto della strategia del proprietario: in entrambi i casi i dividendi sono cresciuti di 0,9€, ma per il caso distribuzione 10% si tratta di un incremento del 9% per il caso distribuzione 90% di un incremento dell’1% (certo partendo da un valore assoluto di gran lunga superiore).

Perché questa differenza di crescita? Dipende dal fatto che il capitale non distribuito sotto forma di dividendo viene lasciato “a lavorare” in impresa: i 90€ lasciati rendendo il 10% generano 9€ di utile aggiuntivo, i 10€ rendono 1€. Come proprietario se ogni anno lascio il 90% dell’utile all’interno di un’azienda che rende il 10% mi posso aspettare una crescita del dividendo del 9% (90%x10%).

Nel capitalismo familiare, ciò che conta è il lungo termine, non il secondo anno: cosa succede dopo 10 anni? Nel caso distribuzione 10% il dividendo sarà 21,7€ e nel caso distribuzione 90% 98,5€. Nel secondo caso il dividendo continua a essere di gran lunga superiore e i proprietari in 10 anni si sono messi in tasca una somma di gran lunga maggiore; cosa è successo al capitale dell’impresa: nel caso distribuzione 10% il capitale dell’impresa è 2.367€, nel caso 90% è 1.161€. Il valore dell’impresa è più che raddoppiato.

10 anni sono lungo termine? Nel capitalismo familiare si lavora per consegnare alla generazione futura qualcosa che sia un po’ meglio di ciò che si è ricevuto. Poniamo 30 anni come generazione e vediamo cosa sarà successo: il dividendo sarà 121,8€ nel caso distribuzione 10% e 120,4€ nel caso distribuzione 90%. La matematica ci dice che intorno all’anno 29, qualunque sia il capitale iniziale e la dimensione dell’impresa, i due dividendi diventano uguali. Cosa è successo al capitale dell’impresa? 13.268€ nel caso distribuzione 10% e 1.348 nel caso distribuzione 90%. Questi numeri spiegano in modo semplice l’impatto della strategia del proprietario e perché la decisione del dividendo ne sia l’architrave.

In questo noioso esempio c’è un’assunzione di base: la stabilità del rendimento del 10% (ROE) per il capitale lasciato a lavorare in impresa e non reso denaro fungibile per gli azionisti. Per raggiungere quel rendimento è necessario che l’impresa sia competitiva rispetto ai concorrenti e generi un prodotto/servizio per cui i clienti sono disponibili a pagare: questo si ottiene avendo familiari pronti a sacrificarsi e capaci imprenditorialmente. Ecco perché nelle assemblee dei soci, i proprietari delle imprese familiari devono prestare più attenzione alla capacità e determinazione di chi i dividendi li propone rispetto all’ammontare proposto.


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