La sindaca di Perugia Ferdinandi ad Avvenire: «Nobel ai bambini di Gaza»

Una frase più di altre spiega il senso di una presa di posizione forte, quella della sindaca di Perugia Ferdinandi che dalle pagine del quotidiano cattolico Avvenire chiede il Premio Nobel ai bambini di Gaza. Ed è quando dice: ‘Affinché i bambini possano semplicemente tornare a essere bambini’.
Si impone un chiarimento. Tra le principali ragioni che si oppongono alla proposta del filosofo Eugenio Mazzarella, rilanciata da Avvenire, per assegnare simbolicamente il Nobel per la pace 2026 ai bambini di Gaza, c’è quella di non creare un precedente del premio a chi non avrebbe compiuto azioni di pace. In secondo luogo ci sono quelle mosse da ambienti israeliani che invitano a riflettere sul fatto che non soltanto i bambini di Gaza sono vittime di guerra. Questa Seconda ha probabilmente meno forza della prima. Poiché storicamente chi ha ricevuto il Nobel non se l’è visto assegnare in forza dell’esclusività della propria azione, quanto per la sua capacità simbolica nel rappresentare tutti quelli che lo meriterebbero, a maggior ragione i meno noti. L’elenco sarebbe lungo. Torniamo quindi al primo aspetto.
A questo punto uno sforzo sarebbe richiesto nel pensare a quanta opera di silenziosa e sofferente accettazione i bambini di Gaza, abbiano compiuto proprio in direzione della pace desiderata. L’eroismo, tra cui, quello che implicano anche opere intellettuali o azioni politiche in determinati contesti, ha senza dubbio tratti maggiormente decifrabili. Quello che è invece più complicato e sottile da cogliere è la potenza straziante del silenzio innocente e sanguinante. Chi potrebbe affermare oggi che i bambini di Gaza non esprimano, nella loro sagoma spezzata, il diritto negato di essere bambini? E chi potrebbe altrettanto affermare che riconoscere ai bambini il diritto di esserlo non sia una premessa di pace, più solida e robusta di chissà quali altre più evidenti iniziative?
«La guerre est un massacre de gens qui ne se connaissent pas, au profit de gens qui se connaissent mais ne se massacrent pas». Molti avranno letto questa affermazione di Paul Valery, scrittore francese che morì appena si concluse la seconda guerra mondiale, nel luglio del 1945. Tradotto: «La guerra è il massacro di persone che non si conoscono, a vantaggio di persone che si conoscono ma non si massacrano».
Sulle colonne del quotidiano cattolico Ferdinandi scrive : «Dare ai bambini di Gaza il Nobel, significherebbe farne il simbolo di tutti i bambini travolti dalle guerre che gli adulti decidono e che loro subiscono». E sottolinea: «Dentro questa candidatura ci sono idealmente i bambini dell’Ucraina, quelli del Sudan e di tutti i conflitti dimenticati, quelli che vivono nei campi profughi e quelli costretti ad abbandonare la propria casa. Bambini diversi per lingua nazionalità e religione, ma uguali davanti alla paura e identici nel diritto di avere un futuro».
Aggiunge poi: «C’è qualcosa di profondamente ingiusto nel fatto che continuiamo a chiedere ai bambini di pagare il prezzo delle nostre incapacità. Sono gli adulti a costruire confini, ad alimentare gli odi, a dichiarare le guerre. E sono i bambini a perdere la casa, la scuola, gli affetti, a portare sul corpo e nella memoria le ferite».
In un altro passaggio della lettera sottolinea: «Non un premio alla sofferenza, perché nessun bambino dovrebbe essere premiato per aver saputo sopravvivere all’orrore ma un’assunzione di responsabilità». Gli adulti di domani, i palestinesi bambini di oggi, se sapranno sopravvivere e superare l’orrore adoperandosi come pontieri di pace, meriteranno premi e non solo premi. L’appunto è invece sul fatto che nessun bambino dovrebbe trovarsi nella condizione di sopravvivere all’orrore. Quindi l’appello come «delegata alla pace di Anci», chiedendo «alle sindache e ai sindaci» di aderire. «Immagino – conclude – centinaia di italiane unite intorno a questo appello». «Non per prendere la parola al posto dei bambini, ma per impedire che il loro silenzio venga ignorato».
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