La Calabria tra storia e turismo: i Giganti di pietra di Campana, una piccola Stonehenge nella Presila
I Giganti di pietra di Campana tra geologia, arte e mistero: una piccola Stonehenge nel cuore della Presila cosentina
COSENZA – Una piccola Stonehenge nel cuore della Presila bruzia. I Giganti di Pietra di Campana, detti anche Pietre dell’Incavallicata, sono due formazioni rocciose, ritenute essere in realtà sculture megalitiche, nei pressi di Campana. Situato nella Presila cosentina, Campana è un Comune in provincia di Cosenza che ha attraversato secoli di storia grazie a tradizioni, leggende, costruzioni imponenti e chiese distribuite su un territorio che gode di clima tipicamente mediterraneo, con estati miti e inverni piuttosto rigidi.
I due megaliti dell’Incavallicata nel territorio del Comune di Campana si trovano a poca distanza l’uno dall’altro ed hanno una forma diversa, ma hanno in comune il fatto di essere entrambi composti da rocce di arenaria “modellate” dagli agenti atmosferici, alla cui base ci sono due cavità. Si tratta di due grotte artificiali risalenti al Neolitico, scolpite utilizzando utensili di selce che conferiscono ulteriori elementi e dettagli al sito archeologico.
I DUE MEGALITI E I DUBBI SULLE ORIGINI
Uno dei due megaliti, quello chiamato Elefante dell’Incavallicata, per via della forma simile al profilo di un pachiderma, misura 5,5 metri d’altezza. L’altro, denominato “Ciclope” o “Guerriero Seduto” e a cui manca la parte superiore, ha una forma amorfa ed è alto 7,5 metri. Una scoperta archeologica avvenuta sul fondo del Lago Cecita avvalora l’ipotesi secondo la quale l’Elefante dell’Incavallicata sia sostanzialmente una statua zoomorfa, scolpita per rappresentare un elefante preistorico. Il pachiderma ritrovato ha un grande molare e zanne lunghe 3 metri che hanno consentito di datarlo a 700.000 anni fa. Questo ritrovamento getta nuova luce, come detto, sulla storia di un territorio già ricco di fascino, che nel 2004 aveva restituito anche una testimonianza dell’Uomo di Neanderthal. L’ipotesi secondo la quale l’Elefante dell’Incavallicata sia una vera e propria statua zoomorfa, scolpita intenzionalmente per rappresentare una particolare specie di elefante preistorico o “elefante da guerra” potrebbe (condizionale d’obbligo) essere quindi collegato al ritrovamento nel Lago Cecita. Importante risorsa naturalistica della zona, il Lago Cecita si trova in località Campo San Lorenzo, nel Comune di Spezzano della Sila.
LE ALTRE IPOTESI
Ci sono tuttavia altre ipotesi sui motivi relativi alla realizzazione dell’Elefante dell’Incavallicata. Infatti considerata l’incertezza sulle origini dell’opera ad oggi appare difficile fornire risposte certe ed esaustive e le tesi alternative ovviamente non mancano. Secondo alcuni studiosi, uno dei megaliti potrebbe rappresentare uno degli elefanti da guerra transitati in Calabria durante la storica Spedizione di Pirro (280 a.C.), ma secondo altri potrebbe ricordare gli elefanti di Annibale durante la Seconda Guerra Punica (216 a.C.), tutte ipotesi affascinanti e verosimili, ma non ancora ovviamente provate. Il luogo è noto da secoli, come risulta da carte topografiche del Seicento che definiscono la collinetta su cui i due colossi si ergono, come Cozzo dei Giganti.
La stessa popolazione locale del Comune di Campana conosceva le due figure ed ha spesso utilizzato il luogo come “set” naturale per fotografie amatoriali. Dopo il risalto dato dalla stampa e dai social network, il luogo oggi è spesso visitato da turisti e curiosi. Negli ultimi anni la località è divenuta infatti una meta turistica molto gettonata in Calabria attirando migliaia di visitatori anche fuori dalla regione.
I Giganti di Pietra di Campana restano così sospesi tra geologia, archeologia e tradizione popolare. L’erosione, i terremoti e l’inevitabile e implacabile usura del tempo hanno cancellato molti dettagli delle opere. Tuttavia, le forme conservate continuano a porre affascinati interrogativi e ad alimentare l’alone di mistero attorno alla storia e all’origine dei due megaliti di Campana.
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