Scienza e tecnologia

Spegnimento reti 2G e 3G: la situazione in Europa e in Italia




Segui Smartworld su Google

Spegnere le reti 2G e 3G è più complicato di quanto sembri, e l’Europa lo sta scoprendo sulla propria pelle. Secondo un report della Global mobile suppliers association (GSA), nel mondo ci sono già 313 operatori in 89 paesi che hanno completato, pianificato o avviato la dismissione di queste reti legacy. Il dato sorprendente è che il nostro continente guida questa transizione, infatti il 43% di tutti i casi di switch-off si concentra in Europa, davanti ad Asia (26%) e America Latina (9%).

È un primato inaspettato, perché l’Europa è spesso descritta come più lenta di altre aree geografiche nell’adozione delle reti mobili di nuova generazione. Sul fronte dello spegnimento delle tecnologie più vecchie, invece, il continente sta correndo.

Vuoi ascoltare il riassunto dell’articolo?

I numeri del report GSA raccontano una storia in due tempi. Il 3G è più avanti nel percorso di dismissione: 174 operatori in 67 mercati hanno avviato lo spegnimento, e 102 di questi lo hanno già completato. Il 2G, d’altra parte, resiste: 139 operatori in 70 mercati hanno completato o pianificato lo switch-off, ma solo 56 lo hanno effettivamente portato a termine.

Il motivo deriva dal fatto che il 2G è ancora largamente usato per le comunicazioni machine-to-machine (M2M) e IoT, da ascensori a sistemi di allarme, passando per contatori intelligenti e dispositivi industriali con cicli di vita decennali.

Come ha dichiarato Joe Barrett, presidente della GSA:

Molti operatori, autorità di regolamentazione e governi stanno decidendo di disattivare le vecchie tecnologie 2G e 3G a favore delle reti LTE e 5G, più veloci, efficienti e sicure. […] I dati confermano che governi e operatori stanno cercando sempre più di stabilire date precise per la disattivazione, il che favorirà lo spegnimento delle reti 2G e 3G a partire dal 2026.

Quasi il 58% degli operatori che stanno dismettendo le reti più vecchie sta aggiornando l’infrastruttura sia al 4G che al 5G, e 27 operatori hanno già spento entrambe le reti legacy. Il vantaggio principale di questa operazione è il refarming dello spettro: le frequenze liberate vengono redistribuite a LTE e 5G, aumentando capacità e copertura senza costruire nuove infrastrutture.

A questo si aggiungono risparmi energetici e un miglioramento della sicurezza delle reti.

Il caso della Francia è emblematico di quanto possa essere accidentato questo percorso. Orange ha dovuto rinviare la dismissione del 2G al 2028 e del 3G al 2030 dopo le proteste dell’industria, preoccupata per i dispositivi legacy installati in ascensori e sistemi IoT. A fine 2025, in Francia erano ancora attive 2,4 milioni di SIM su dispositivi 2G, pari all’1,8% di tutte le schede attive nel paese.

In Italia la situazione è diversa: lo spegnimento del 3G è quasi completato, ma il 2G resta attivo per tutelare i dispositivi M2M e garantire la copertura vocale nelle aree montane e rurali dove il 4G e il 5G non arrivano ancora. La quota di traffico sulle reti 2G e 3G nel nostro paese è di circa il 5,2% del tempo di connessione totale, in linea con la media europea. Nel Regno Unito, invece, tutti e quattro gli operatori mobili hanno già completato lo spegnimento del 3G.

Il ritmo globale degli switch-off nel 2026 mostra qualche rallentamento: il report GSA indica circa 37 reti in fase di spegnimento e altre 25 dismissioni pianificate per la seconda metà dell’anno. La traiettoria di medio periodo resta però orientata verso un’accelerazione, trainata dalla crescita delle reti 5G Standalone: più queste infrastrutture maturano, maggiore diventa l’incentivo a concentrare su di esse spettro e investimenti, abbandonando definitivamente il passato.

La lezione che emerge da questa transizione è che spegnere una rete è un intervento su un ecosistema vasto e frammentato, dove alcuni dispositivi hanno cicli di vita che nessuno smartphone si sognerebbe mai di avere.

Spotify


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »