Marche

incubo a 16 anni, il cugino condannato ad un anno e mezzo


FALCONARA – «Molestata nel letto da mio cugino». Un’accusa che ha trascinato un 38enne a processo per i fatti avvenuti a casa sua il 26 dicembre del 2021, quando la vittima di anni ne aveva 16. Ieri mattina, il collegio penale presieduto dal giudice Roberto Evangelisti ha condannato l’imputato per violenza sessuale: un anno e sei mesi. La pena è stata subordinata all’avvio di un percorso riservato a uomini accusati dei reati da Codice Rosso.

La ricostruzione

I fatti arrivati sono avvenuti la sera di Santo Stefano di cinque anni fa. In quell’occasione, come spesso succedeva considerando il rapporto di confidenza e familiarità che intercorreva tra la 16enne e il cugino, lei si era fermata a dormire da lui. Nulla di sospetto sulla carta. Eppure è proprio quella sera che, stando all’ipotesi accusatoria, l’imputato avrebbe allungato le mani sulla minorenne. Secondo la versione dalla ragazza, parte civile con l’avvocato Federica Battistoni, ci sarebbe stato un primo approccio sul divano, mentre i due stavano guardando la televisione. Ma, poi, è nel letto dove si erano sistemati per dormire che sarebbero avvenuti i presunti abusi. Sotto le coperte, l’uomo – questa la tesi della procura – si sarebbe avvicinato in maniera illecita alla cugina, toccandole il seno. Un approccio stroncato sul nascere dalla ragazza, che la mattina seguente era tornata a casa sua, dai genitori. Alla madre aveva raccontato di quell’avvicinamento poco opportuno avvenuto sotto le coperte. La donna, poi, si era confidata con una dottoressa.

La testimone

«Due giorni dopo mi ha telefonato mia cognata – aveva riferito in aula la madre dell’imputato -. Mi ha raccontato quello che era successo, non potevo crederci. L’ho detto a mio figlio, che ha subito negato e si è preparato per andare a casa loro e parlare direttamente con la cugina, ma la madre non ha voluto». Da quel momento i rapporti tra le due famiglie si sono interrotti. Ancora la testimone: «Mia nipote viveva un disagio in casa, si è inventata tutto perché voleva attirare l’attenzione su di sé». L’imputato, rimasto sempre indagato a piede libero, è stato difeso dall’avvocato Milo Sabbatini. Scontato il ricorso in appello per cercare di ribaltare la sentenza di primo grado.




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