Incidente di Alex spaventoso, un pezzo della moto mi ha colpito

“Motorsport is dangerous”. Non è solo un disclaimer legale stampato sui pass stampa; è il confine sottile su cui danzano i piloti ad ogni staccata. Domenica questo confine si è palesato in tutta la sua ferocia, ricordandoci che il coraggio dei piloti non è assenza di paura, ma la capacità di dominarla in un mondo che va velocissimo.
La storia più emblematica di questo weekend è quella di Alex Marquez. Sabato lo avevamo visto trionfare, dominando con autorità la Sprint race. Domenica, lo spagnolo del team Gresini era lì, nel gruppo di testa, a lottare con il coltello tra i denti. Dalle stelle del gradino più alto del podio al dramma della polvere, il passo è stato brevissimo.
Pedro Acosta, che precedeva il 73, ha subìto un improvviso blocco meccanico in pieno rettilineo: Marquez non ha potuto fare nulla per evitarlo. L’impatto è stato violentissimo, un’esplosione di detriti che ha gelato il paddock. Passare dalla lotta per la vittoria al temere per la propria incolumità fisica è il paradosso crudele di chi sceglie questo mestiere. Marquez può dirsi un “miracolato”: il bollettino parla di una frattura alla clavicola destra e una marginale alla vertebra C7. Quando si tocca la zona cervicale, il confine tra un infortunio e conseguenze permanenti diventa infinitesimale.
Mentre il team comunicava la gravità della situazione, la pista continuava a dettare legge. Subito dopo il via, una carambola ha coinvolto Johann Zarco, Pecco Bagnaia e Luca Marini, portando alla seconda bandiera rossa della giornata. Ad avere la peggio è stato il francese del team Lcr, trasportato in ospedale per un infortunio ad una gamba. Un altro colpo al morale dei piloti, costretti a resettare tutto per una seconda partenza su distanza ridotta a soli 12 giri. Al nuovo semaforo verde altro incidente: Jorge Martin, dopo essere stato protagonista di una ripartenza fulminea, è stato vittima di un errore brutale di Raul Fernandez, finendo a terra per la quinta volta in un weekend da incubo. Ha vinto Di Giannantonio davanti Joan Mir (Honda) e Fermin Aldeguer (Ducati), mentre Acosta veniva buttato giù all’ultima curva da Ai Ogura.
L’ordine d’arrivo è stato stravolto da una serie di penalità comunicate un’ora e mezza dopo la conclusione della gara, tutte legate alla bassa pressione degli pneumatici. Mir è così scivolato in tredicesima piazza, facendo guadagnare una posizione ad Aldeguer (secondo) e Bagnaia (terzo). Pur in un weekend di sofferenza tecnica, il “Bez” ha portato a casa un quarto posto fondamentale. Con Jorge Martin finito a terra per la quinta volta nel weekend, questi 13 punti permettono a Bezzecchi di allungare a +15 sullo spagnolo nella classifica mondiale.
Il pilota dell’Aprilia ha mantenuto la lucidità nonostante la concitazione dei momenti iniziali: “Innanzitutto, spero che sia Álex Márquez sia Johann Zarco stiano bene. La caduta di Álex è stata spaventosa, con diversi pezzi della moto che volavano e che hanno colpito più piloti, tra cui anche me, nonostante fossi più indietro. Anche quello di Zarco, purtroppo, è stato un incidente importante. Nel complesso è stato un weekend di sofferenza per noi, ma considerando tutte le vicissitudini, siamo comunque riusciti a portare a casa un buon risultato”.
“Separare le emozioni” è forse il vero superpotere di questi atleti. Chiudere la visiera significa isolarsi da un mondo dove una vertebra può rompersi in un attimo, per concentrarsi solo sulla traiettoria perfetta. Il motorsport è pericoloso, ma è proprio in questo rischio accettato che risiede la grandezza dei protagonisti del Motomondiale. Ora, mentre il circo punta verso il Mugello, l’augurio è di rivedere Alex e Johann presto in pista, a sfidare ancora una volta quel confine così sottile.
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