In bici attraverso la Sicilia nascosta: il viaggio di 20 giorni nell’isola che i turisti non vedono
Fred Casadei, musicista e insegnante di musica di Pachino, ha attraversato la Sicilia in bicicletta dal 20 luglio all’8 agosto, pedalando per oltre 1.200 chilometri in 20 tappe con circa 8.000 metri di dislivello, per raccontare un’isola meno battuta dagli itinerari turistici e vissuta, come ha spiegato lui stesso, “senza correre, fermandosi quando qualcosa ti chiama”.
Dalla passione per la bici al viaggio attraverso la Sicilia
L’idea è nata da due amori semplici, la Sicilia e la bicicletta, ma l’organizzazione è stata tutt’altro che improvvisata. Casadei, che a Pachino gestisce una scuola di musica, ha scelto l’estate perché libero dagli impegni didattici: “Sapevo che a luglio avrebbe fatto caldo, ma era l’unico periodo possibile”, ha raccontato. Alcune mattine la sveglia suonava alle 5, la partenza arrivava attorno alle 6, e già alle 8 — in certi tratti — restare in sella diventava complicato.
Il viaggio è stato sostenuto anche da alcuni sponsor, che gli hanno permesso di prenotare in anticipo i pernottamenti. Un dettaglio pratico, ma decisivo: “Già tra marzo e aprile avevo tutti i b&b fissati e pagati. In Sicilia, andando verso agosto, trovare posto diventa più difficile e i prezzi salgono”. La regola, per non consumarsi dopo pochi giorni, era chiara: non oltre 70-80 chilometri al giorno, niente tappe da 120 chilometri e nessun giorno di riposo. Una scelta prudente. E necessaria.
Caldo, salite e strade secondarie: il volto meno noto dell’isola
Il caldo è stato il primo avversario. “Alcune tappe sono state davvero dure”, ha ammesso Casadei, spiegando però di non aver mai pensato di fermarsi. La fatica, spesso, arrivava prima del premio: una salita di tre chilometri affrontata piano, quasi arrancando, e poi il mare sotto, le isole in lontananza, il vento che cambia. “In cima ti ritrovi con l’acqua trecento metri più giù. E capisci perché sei lì”.
A colpirlo è stata soprattutto la costa settentrionale della Sicilia, in particolare il tratto verso Palermo, dove il paesaggio cambia in pochi chilometri. Dalla granita con brioche mangiata vicino alla spiaggia si passa a strade di montagna, vegetazione più fitta, curve e saliscendi continui. “Sembrava di essere in montagna. In certe zone puoi incontrare anche i cinghiali”, ha confidato. Per chi volesse provarci senza una preparazione da ciclista esperto, il consiglio è diverso: la costa est, da Pachino verso Siracusa, Catania e Messina, resta più pianeggiante e accessibile.
Da Mazara a Catania, le scoperte inattese lungo il percorso
Non solo mare e cartoline. A Mazara del Vallo, Casadei è rimasto colpito dalla casba, un intreccio di vicoli, porte, finestre e serrande che richiama la storia araba della città. “Sapevo del passato della città, ma non mi aspettavo una vera medina. In alcuni punti sembra di essere a Tunisi”, ha spiegato. È uno di quei luoghi che, pur conosciuti, riescono ancora a sorprendere chi vive sull’isola.
A Catania, invece, la scoperta è arrivata sotto terra: un fiume sotterraneo visibile in alcuni punti del centro, anche attraverso l’accesso di un locale. “Paghi un euro, scendi nella grotta e trovi l’acqua che scorre sotto la città. Quando pensi a Catania pensi all’Etna, al centro, non certo a un fiume nel sottosuolo”. Non tutto, però, ha lasciato lo stesso segno. Taormina, ha raccontato, lo ha deluso: “Bella sulla carta, ma il corso centrale mi è sembrato dominato dai marchi di lusso. Io ero l’unico in bermuda, ciabatte e maglietta”. Ci tornerebbe, forse, per un concerto al Teatro Greco. Non per altro.
Cinisi, Peppino Impastato e il prossimo viaggio con finalità solidale
La tappa più intensa è stata Cinisi, con la visita alla Casa Memoria di Peppino Impastato. Casadei conosceva la vicenda, aveva visto I cento passi, ma entrare nella casa, osservare le poesie manoscritte, la camera, i libri, lo stereo e i primi giornali scritti negli anni Settanta ha avuto un effetto diverso. “Ho chiesto a una ragazza dell’associazione se la storia dei cento passi fosse vera. Me lo ha confermato, mostrandomi le mattonelle colorate che dalla casa di Peppino portano a quella di Tano Badalamenti”.
Tra gli incontri rimasti impressi c’è anche quello con un uomo norvegese di oltre 70 anni, trasferitosi in Sicilia perché la vita in Norvegia era diventata troppo frenetica. Continua a costruire barche, mescolando — così gli ha spiegato — fondamenta norvegesi e tecniche navali siciliane. Piccole storie, raccolte lungo la strada. Intanto Casadei pensa già al futuro: vorrebbe ripetere l’esperienza, ma con una raccolta fondi per aiutare famiglie in difficoltà a Pachino. “Se io ho già quello che mi serve, che altro posso fare?”, si è chiesto. Durante il viaggio ha raccontato ogni tappa su Instagram, nella pagina Fred in bici. E alla fine ha scritto: “Non è turismo. Non è pedalare. È la somma delle persone incontrate, dei colori visti, dei profumi sentiti”.
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