Ondate di calore, dagli ombreggianti ai corridoi verdi: anche l’Umbria ha bisogno di un Piano urbano

L’estate 2026 ha messo a dura prova anche gli umbri, che hanno sperimentato temperature massime diffuse, nei centri urbani come nelle campagne pianeggianti, superiori ai 35 gradi per molte giornate consecutive. Le ondate di calore pongono, dunque, una serie di interrogativi a cui occorre provare dare risposte, al fine primario di tutelare la salute della popolazione e di assicurare la vivibilità degli spazi urbani. In una regione che non raggiunge neppure il milione di abitanti è ragionevole considerare che gli eventuali “Stati generali” per l’adattamento climatico e siano convocati dalla Regione e si concentrino, almeno nella prima fase, sulle due città, Perugia e Terni, e su un altro ristretto numero di Comuni, verosimilmente i più popolosi.
Di interventi anche complementari nel mondo e in Europa se ne sono e se ne stanno compiendo molti. Tuttavia, come il prof dell’Università del New South Wales, Mat Santamouris, ha spiegato al National Geographic, «ogni progetto di mitigazione di una città dovrebbe essere progettato da esperti e sottoposto a test, altrimenti rischiamo di ottenere risultati molto scarsi, di spendere cifre enormi e pure di aumentare la temperatura», nel caso in cui le contromisure non siano adeguate alla città in cui vengono adottate. Parole che, calandole sull’Umbria, mostrano già la complessità di un’azione che fa intravedere la necessità di differenti soluzioni per le due città, Perugia e Terni, molto diverse per conformazione.
La piantumazione di alberature resta un’azione prioritaria e compatibile con ogni territorio, anche se la selezione delle specie da mettere a dimora è considerata fondamentale per evitare un effetto boomerang. Il modello più rilevante dei cosiddetti “corridoi verdi” arriva da Medellin (Colombia) dove, dopo una cementificazione intensiva, dal 2016, con un investimento iniziale di 16 milioni di dollari, è stata avviata la piantumazione di alberi e piante di minori dimensioni, che a oggi hanno raggiunto quota 880mila esemplari. In questo modo sono stati collegati parchi e aree verdi, attraverso 32 corridoi, per una ventina di km di percorsi ombreggiati ciclabili e pedonali, che in alcuni casi hanno richiesto la demolizione della pavimentazione. In queste aree la municipalità di Medellin sostiene di aver ottenuto una riduzione media di 2 gradi della temperatura.
Il depaving, cioè la rimozione delle pavimentazioni, viene sperimentata anche in Europa, con Parigi che ha ad esempio varato un progetto specifico. L’intervento più rilevante è quello di Place de Catalogne: qui circa 470 alberi di differenti dimensioni hanno spodestato 4mila metri quadrati di cemento con l’obiettivo di contenere il surriscaldamento estivo e restituire uno spazi pubblico vivibile.
Nel sud della Spagna, invece, da anni si usano i toldos, ossia gli ombreggianti temporanei tirati tra un palazzo e l’altro, oppure installati con strutture temporanee, in piazze e vie dei centri urbani. Vele e teloni sono recentemente uscito dai confini dell’Andalusia, venendo introdotti anche Madrid, e pure dai confini spagnoli, perché le vele ombreggianti, infatti, le ha testate anche Milano. L’intervento è naturalmente temporaneo, perché in autunno gli ombreggianti vengono archiviati per ricomparire nella tarda primavera. Sulla loro efficacia, specie sul modello spagnolo, risulta ampia condivisione, ma anche qui le variabili possono fare la differenza, a cominciare dalla soluzione tecnica di installazione, dalla tipologia di tessuti impiegati e secondo alcuni anche dai colori.
Alla stessa logica dei toldos rispondono quelle strutture leggere, come i pergolati, ricoperti da piante rampicanti, che sono state collocati al centro delle piazze oppure con telai di minori dimensioni in prossimità delle pensiline degli autobus, in alcuni casi accompagnati da sistemi di nebulizzazione. Oltre agli spazi all’aperto, però, le città europee stanno introducendo i cosiddetti rifugi climatici, spazi pubblici al chiuso in cui la popolazione più trascorrere le ore più calde, beneficiando della climatizzazione.
Anche qui l’Umbria può fare passi in avanti, dotandosi di una rete di rifugi climatici più capillare di quella attuale, coinvolgendo anche la miriade di associazioni, a cominciare dalle Pro loco, già attive sul territorio, valutando investimenti per climatizzare quei luoghi. Francesco Petracchini, direttore del Dipartimento del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente del Cnr, ha ricordato a Il Messaggero che la diffusione della climatizzazione deve procedere insieme alla diffusione delle energie rinnovabili, con l’impiego di pompe di calore alimentate da impianti fotovoltaici, che rappresenta una delle soluzioni più efficaci per limitare l’impatto della climatizzazione.
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