il bilancio di Gualtieri su “Le Monde”
Rivendicare una svolta epocale e tracciare la traiettoria per gli anni a venire attraverso la vetrina della stampa d’oltralpe.
Il sindaco Roberto Gualtieri sceglie così i taccuini di Le Monde Economiqueper auto-celebrarsi e impartire la sua ricetta: «Roma si trasforma». Una narrazione patinata, pensata per il pubblico estero, dove il consuntivo del mandato diventa un’epopea di successi e numeri da capogiro.
«Lo status quo non era più tollerabile», scandisce l’inquilino di Palazzo Senatorio, provando a blindare la sua stagione politica sotto la bandiera di un fantomatico «patto di fiducia» stretto con la cittadinanza a colpi di ruspe e deviazioni stradali.
L’epopea dei 1.200 cantieri e lo scontro sui balneari
Nella contabilità trionfale esibita a Parigi, Gualtieri sventola un pacchetto da oltre 1.200 progetti avviati o messi in cantiere dal 2021 a oggi, assicurando che ben 710 avrebbero già visto la fine dei lavori.
E sui disagi quotidiani che tormentano i residenti tra una transenna e l’altra? Una semplice incomprensione iniziale: l’ingorgo simultaneo di opere poteva apparire problematico all’inizio, minimizza la fascia tricolore, ma i romani avrebbero già compreso la bontà dell’opera.
Spazio poi alla solita retorica del petto in fuori sul litorale ostiense e sulla gestione del demanio marittimo:
«La mia mano non trema quando occorre far rispettare le regole e difendere i diritti della cittadinanza. Ci siamo scontrati con una lobby d’acciaio».

Julia l’I.A. prodigio e il sogno a cinque cerchi
Il romanzo del Campidoglio si arricchisce poi del capitolo tecnologico, spinto da un miliardo d’investimenti: fa il suo esordio Julia, l’assistente virtuale del Comune basata su intelligenza artificiale che, nella visione del primo cittadino, farebbe persino impallidire i sistemi informatici in uso a Dubai.
E siccome l’ambizione non ha confini quando si tratta di fare annunci, lo sguardo si allunga ben oltre le scadenze imminenti.
Chiusa la parentesi del Giubileo, ci si proietta già al 2033 per il bimillenario della Resurrezione, fino a rispolverare il sogno a cinque cerchi: candidare Roma alle Olimpiadi del 2036 o del 2040.
Sullo sfondo restano i nodi irrisolti di sempre — il termovalorizzatore di Santa Palomba, la Metro C e l’emergenza abitativa — avvolti nel solito slogan: «Roma deve guardare avanti, senza restare prigioniera del proprio passato».
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