Lazio

«Senza alcuna formalità»? Non per chi non guida

Dal 22 agosto, nelle ZTL di Roma, il contrassegno disabili vale solo per la targa “principale”. Cambiarla si può, ma soltanto online e soltanto con le credenziali digitali del titolare: non dell’accompagnatore, non di un familiare. Per una parte delle persone con disabilità questo significa non poterlo fare.

Con una Deliberazione di Giunta Capitolina n. del 2025 Roma Capitale ha introdotto una procedura digitale che dovrebbe semplificare la gestione del Contrassegno Unico Disabili Europeo. Purtroppodal 22 agosto, per accedere alle Zone a Traffico Limitato e alle corsie preferenziali con la persona con disabilità a bordo, è riconosciuta esclusivamente la targa registrata come “principale”.

L’Amministrazione precisa che il titolare può in qualsiasi momento invertire targa principale e secondaria dall’applicativo web disponibile sul portale, «senza alcuna formalità». Le Associazioni firmatarie del presente comunicato osservano che quella formula descrive con esattezza l’esperienza di chi guida, e non descrive affatto quella di chi non guida e ha bisogno di essere accompagnato

La nuova procedura online di Roma Servizi richiede l’autenticazione con SPID, CIE o CNS intestati al titolare del contrassegno. Le credenziali dell’identità digitale sono per legge strettamente personali e non cedibili: l’accompagnatore non può utilizzare le proprie, e non dovrebbe utilizzare quelle altrui.

Ne deriva una conseguenza che merita di essere detta con chiarezza: non basta che accanto alla persona con disabilità ci sia qualcuno pratico di tecnologia. Anche l’accompagnatore più capace non è autorizzato a compiere l’operazione. La procedura è affidata per intero proprio alla persona che, per la sua condizione, incontra più difficoltà a compierla.

La funzionalità “Tutori” attivata da Roma Servizi per la Mobilità consente di operare per conto di minori e di persone sottoposte a forme di tutela. Resta esclusa la larghissima maggioranza degli adulti con disabilità.

Perché lo SPID non è una formalità

Il problema non è il possesso dell’identità digitale: molte persone con disabilità la possiedono e la utilizzano. Il problema è la catena di passaggi che l’autenticazione comporta, e che ciascuno può verificare da sé.

Occorre uno smartphone recente e aggiornato, con l’applicazione del proprio gestore installata e funzionante. Serve un codice temporaneo, che compare per pochi secondi e va letto e digitato entro quel margine: con una sintesi vocale il tempo raramente basta. Molte procedure richiedono un riconoscimento del volto o dell’impronta, o la lettura di un’immagine per dimostrare di non essere un automa.

Per una persona con disabilità intellettiva o psichica questa sequenza può risultare inaccessibile a prescindere dal tempo disponibile. Per una persona cieca o ipovedente richiede una concentrazione e una calma difficili da trovare quando si è per strada.

Situazioni ordinarie, non eccezioni

Un genitore accompagna il figlio con disabilità e una mattina prende quella dell’altro genitore, registrata come secondaria, e il varco la legge come non autorizzata.

Una persona con disabilità viene accompagnata a turno da familiari, vicini o volontari, con veicoli diversi a seconda di chi è disponibile quel giorno. Nessuno di loro può aggiornare la targa: possono farlo solo con le credenziali del titolare, che non sono le loro.

Un imprevisto si verifica di sabato pomeriggio o di sera: gli sportelli sono chiusi, il Numero Unico non risponde, e l’unica strada resta quella online.

In tutti questi casi il contrassegno rimane perfettamente valido, ma diventa inutilizzabile nel momento in cui serve. L’esito più frequente non è la sanzione: è la rinuncia allo spostamento, un danno che non lascia traccia in alcun atto amministrativo e per questo rischia di non essere mai contato.

Le Associazioni e le consulte firmatarie sostengono da sempre il contrasto all’uso improprio dei contrassegni e degli stalli riservati: ogni abuso sottrae spazio e credibilità a chi ne ha effettivo bisogno. Nessuna delle richieste avanzate mira ad allentare le verifiche sugli accessi in ZTL.

Un sistema di controllo, però, non può funzionare scaricando sulle persone con disabilità l’onere di farlo funzionare. Le esigenze organizzative di un’amministrazione non devono trasformarsi in una barriera per i cittadini più fragili: quando ciò accade, non si tratta più di efficienza, ma di un costo che ricade su chi ha meno strumenti per sostenerlo.

Le scriventi Associazioni e Consulte chiedono che le due targhe rimangano entrambe attive, in attesa   dell’attivazione del nuovo sistema “switch on/switch off” che impedirà a due veicoli dello stesso contrassegno di stare insieme in ZTL .

Le criticità erano state segnalate a Roma. Le Associazioni e le Consulte firmatarie restano a disposizione dell’Amministrazione per individuare insieme una soluzione che tenga conto di tutti gli aspetti.

L’UICI Roma (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti), la FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) e le Consulte Municipali per la Disabilità.

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