‘I promessi sposi’: “A 14-15 anni richiedono eccessivo sforzo di comprensione, meglio dal quarto anno”, il punto di vista dell’autore delle Indicazioni nazionali dei Licei

La discussione sull’insegnamento de I promessi sposi nei licei si riaccende con le nuove Indicazioni nazionali volute dal Ministero dell’Istruzione. Il testo di Alessandro Manzoni resta un passaggio obbligato della formazione letteraria, ma si apre alla possibilità di spostarne la lettura dal secondo al quarto anno, lasciando maggiore autonomia ai docenti.
Il punto di vista di Claudio Giunta: qualità contro accessibilità
Nel dibattito si inserisce anche l’intervento pubblicato dal Corriere della Sera, firmato da Claudio Giunta, uno degli autori delle Indicazioni per la letteratura italiana: Manzoni resta imprescindibile, ma la sua collocazione didattica va ripensata.
Il ragionamento parte da un confronto diretto tra I promessi sposi e Il sistema periodico di Primo Levi. Se il primo viene riconosciuto come “letterariamente superiore”, il secondo risulterebbe più accessibile a studenti di 14-15 anni, soprattutto per linguaggio e contesto narrativo. La prosa manzoniana, invece, richiederebbe uno sforzo di mediazione linguistica tale da rischiare, secondo l’autore, di compromettere l’interesse per la lettura, in particolare tra gli studenti meno inclini alla letteratura o con background linguistici diversi.
Non si tratta, viene precisato, di eliminare Manzoni dal biennio, ma di offrire ai docenti la possibilità di scegliere testi alternativi nei primi anni, rimandando il romanzo al quarto anno, quando la maturità degli studenti consentirebbe una comprensione più piena.
Le posizioni a confronto
Il dibattito, rilanciato anche da Orizzonte Scuola attraverso interventi di studiosi e docenti, si articola su più livelli.
Da un lato, lo storico Alessandro Barbero ha difeso la collocazione tradizionale al secondo anno, sostenendo che anticipare la lettura consente un lavoro più ampio e stratificato sul testo nel corso del triennio. Dall’altro, alcune voci sottolineano come l’anticipo rischi di trasformare la lettura in un esercizio meccanico, poco incisivo sul piano formativo.
Il ministro Giuseppe Valditara ha espresso cautela sull’ipotesi di spostamento al quarto anno, invitando a non considerare l’innovazione come acquisita e sottolineando la necessità di un confronto approfondito. In dichiarazioni riprese da Orizzonte Scuola, il ministro ha frenato su cambiamenti radicali, segnalando l’importanza del valore identitario del testo.
Tra innovazione e tradizione didattica
Accanto al confronto istituzionale, emergono proposte didattiche alternative. Alcuni docenti suggeriscono una lettura “a puntate”, distribuita su più anni, sul modello delle serie televisive, per rendere il romanzo più vicino alle abitudini narrative degli studenti. Altri, come il professor Andrea Maggi, contestano l’idea che la lingua manzoniana sia troppo distante da quella contemporanea, sostenendo che il problema risieda piuttosto nelle modalità di insegnamento.
Un ulteriore filone del dibattito evidenzia come lo spostamento al quarto anno permetterebbe di contestualizzare meglio il romanzo all’interno della storia e della cultura dell’Ottocento, offrendo strumenti interpretativi più solidi.
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