Cultura

Hen Ogledd – Discombobulated: Musica da non consumare :: Le Recensioni di OndaRock

In seguito alla scelta di Rhodri Davies di trasformare l’incongruenza dei primi passi del progetto Hen Ogledd in qualcosa di più organico, le iniziali attitudini folk-psych sperimentali del gruppo si sono ampliate fino a consolidare una formula art-pop che è frutto dell’interazione tra i quattro musicisti, ormai parte fondante della straniante formazione britannica.

Con “Discombobulated” Rhodri Davies, Richard Dawson, Dawn Bothwell e Sally Pilkington entrano a gamba tesa nelle dinamiche sociopolitiche contemporanee, prendendo spunto dalla ciclicità della vita e delle interazioni di essa con la natura e il sacro. In questo surreale ponte tra realtà e immaginazione, la band ha coinvolto artisti dall’estrazione culturale e musicale più disparata (da Janne Westerlund dei Circle a Matana Roberts), mescolando ulteriormente le acque ma nello stesso tempo offrendo ad ogni elemento il giusto risalto.
La natura espansiva, nel senso non emotivo ma espressivo, di “Discombobulated” è palese già dalle prime note dell’album: l’epopea chamber-folk-prog di “Scales Will Fall” si modella su una possente fanfara psych che vira verso il jazz senza abdicare ad una spiritualità filosofica che, con poche emblematiche frasi, invita le nuove generazioni affinché prendano coscienza del loro ruolo nel ciclo della vita.

Dissonanze elettroniche e funky fanno da sfondo all’invettiva contro la classe politica della rocambolesca “Dead In A Post-Truth World” (che non sfigurerebbe in un disco di Peter Gabriel), per poi dissolversi nella tenue ed eterea “Clara”, una pagina fantasiosa e inaspettata che allenta momentaneamente la tensione.
In questa ricca escursione art-pop, gli Hen Ogledd pongono al centro delle originali divagazioni musicali un ricorrente richiamo alla musica orientale, un cantato che ruba tempi all’hip hop, voci di bambini il cui compito è quello di sollecitare la coscienza, appunto, sociopolitica dell’ascoltatore, e un’urgenza espressiva che brani come “End Of The Rhythm” esaltano con potenti groove etno-disco.
Ma è nei quasi venti minuti di “Clear Pools” che la band trova la definitiva catarsi, con un furioso mix di progressive, canterbury, noise-rock, spoken-word, new age, jazz, folk, psichedelia, chamber-folk e pop.

Disco non facile ma intenso e diverso da qualsiasi cosa ascolterete quest’anno, “Discombobulated” forse non farà da sottofondo alle vostra quotidianità, non la renderà più piacevole o leggera. Ma se c’è ancora una speranza per una musica che vada fuori dai confini del puro prodotto, essa è racchiusa in quest’ultimo progetto degli Hen Ogledd, ovviamente le alternative sono tante, l’ennesima ristampa in vinile del vostro disco del cuore o la strombazzata next big thing che sarà dimenticata dopo solo due mesi 
A voi la scelta.

27/02/2026




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