Gravina: “I problemi del calcio non si sono risolti con le mie dimissioni” – Calcio

“I problemi del movimento non si sono risolti con le mie dimissioni”. Lo ha scritto l’ormai ex presidente della Federcalcio Gabriele Gravina in una nota allegata alla relazione che avrebbe dovuto presentare in audizione alla commissione Cultura della Camera saltata all’indomani dell’eliminazione dell’Italia dai mondiali di calcio. “Il giorno seguente la mancata qualificazione della Nazionale italiana al Mondiale 2026, la VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati ha chiesto, e prontamente ottenuto, la mia disponibilità per un’audizione sullo stato di salute del calcio italiano. Confronto auspicato e condiviso, almeno nelle poche ore in cui è rimasto in agenda, sia dalle forze parlamentari di maggioranza sia da quelle di minoranza. Perché, purtroppo, è stato cancellato il giorno successivo, pochi istanti dopo aver rassegnato le mie dimissioni dalla carica di presidente della Figc, come se i problemi del movimento calcistico fossero conseguentemente risolti”. Gravina ha spiegato di aver deciso di pubblicare ugualmente la relazione preparata per l’audizione: “Le criticità del sistema calcio italiano sono ben note da anni, richiamate in molteplici documenti ufficiali, che differiscono solo per i dati statistici in costante peggioramento, a conferma del fatto che si tratta per lo più di deficit ormai strutturali”.
“La serie A è vecchia e con pochi italiani”
Nella relazione Gravina esamina i problemi del sistema calcio: “La Serie A italiana continua ad essere uno dei campionati più ‘vecchi’ d’Europa, con un’età media dei calciatori schierati in campo di 27 anni, l’ottavo torneo più anziano in Europa, peggio di Inghilterra, Germania, Francia, Olanda, Portogallo, Norvegia, Belgio, ecc”. E gli italiani, scrive Gravina, sono troppo pochi rispetto agli stranieri: “Nell’attuale campionato di serie A i calciatori non selezionabili per la Nazionale italiana hanno giocato il 67,9% dei minuti complessivi. È il sesto peggior dato in Europa: in Spagna l’impiego degli stranieri pesa per il 39,6% dei minuti, in Francia per il 48,3%. Alla trentunesima giornata di campionato di Serie A di questa stagione, dei 284 calciatori che hanno giocato in media almeno 30 minuti a partita, solo 89 – di cui 10 portieri – sono italiani”.
“Falsità hanno alimentato la ricerca di colpevoli”
Scrive Gravina: “Troppe imprecisioni, se non falsità, alimentano la ricerca di colpevoli a tutti i costi”. La maglia azzurra, sostiene il presidente dimissionario della Figc è stata vissuta quasi fosse un fastidio e non è stata prevista “nessuna collaborazione ‘di sistema’ per il calendario intasato, che tenga conto anche delle esigenze della Nazionale, atteso che la gestione del calendario dei campionati è una esclusiva prerogativa della Lega interessata, senza che la Federazione abbia alcun potere di intervento”.
“Impossibile prevedere un numero minimo di italiani in campo”
Anche la politica ha le sue colpe, secondo Gravina, che punta il dito contro l’abolizione del vincolo sportivo, più volte contestato dalla Federazione, “per gli effetti devastanti che ha prodotto sulle fondamenta del sistema calcio italiano con danni probabilmente irreversibili arrecati alla valorizzazione dei vivai e quindi anche alla crescita di calciatori potenzialmente utili alla Nazionale”, ma anche contro la riforma Mulè che ha dato alle Leghe “una sorta di ‘diritto di intesa’ su temi fondamentali quali, ad esempio, la definizione del sistema delle Licenze Nazionali per l’ammissione ai campionati. Ciò ha (sinora) determinato l’impossibilità di mettere mano ad alcune riforme fondamentali per provare a correggere le criticità prima evidenziate”, su tutte la riforma dei campionati, con Serie A e Serie B a 18, con riduzione dell’area professionistica della Lega Pro. Si parlato tanto di fissazione di un numero minimo di calciatori italiani da schierare in campo, che però è “impossibile da attuarsi perché contrario al principio della libera circolazione dei lavoratori, che si applica al calcio in quanto sport professionistico”.
“Un sistema economicamente insostenibile”
Il documento di Gravina elenca i problemi di “un sistema economicamente insostenibile, in cui le risorse generate non bastano a coprire i costi”. Infatti “il calcio professionistico italiano perde oltre 730 milioni di euro all’anno”, mentre “il costo delle commissioni pagate dai club agli agenti ha toccato nel 2025 il valore più alto di sempre (oltre 300 mln euro totali)”. Tra le proposte per reagire, “da tempo sul tavolo”, al primo posto c’é il diritto alla scommessa (percentuale di gettito o vincite sul calcio da devolvere al calcio stesso, per valorizzare giovani e impianti): “si tratta solo di recepire, anche in Italia come già avvenuto in molti Paesi europei, un principio sancito da una precisa direttiva europea”.
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