Lazio

giù i ponteggi, il gioiello di Michelangelo torna ai colori originali

Per cinque lunghi anni è rimasto prigioniero di un’armatura invisibile, nascosto dietro una fortezza di tubi d’acciaio e telai di plastica verde. Oggi, finalmente, Palazzo Farnese si spoglia e restituisce a Roma il suo splendore accecante.

Quella che a buon diritto viene considerata la “Reggia” del Rinascimento capitolino, dal 1894 sede dell’Ambasciata di Francia in Italia, si mostra di nuovo a cittadini e turisti priva di ostacoli visivi.

Un restauro monumentale, partito nel 2021 e costato 8,5 milioni di euro interamente sborsati da Parigi, ha ripulito i prospetti esterni, curato le ferite dei tetti e riportato le facciate all’esatta tavolozza cromatica pensata nel Cinquecento dai più grandi geni dell’architettura mondiale.

La titanica operazione di maquillage, coordinata dal governo d’Oltralpe d’intesa con l’École française de Rome e sotto l’alta vigilanza della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, è stata un’operazione chirurgica condotta senza mai interrompere la felpata vita diplomatica delle stanze interne.

Il gioco dei colori e il segreto della finestra “inganno”

La rimozione dello smog e delle vecchie croste nere depositate nei secoli ha regalato un piccolo shock agli storici dell’arte. La pulitura delle facciate non ha semplicemente “lavato” le pietre, ma ha riacceso il contrasto cromatico originario tra il travertino bianco e le calde sfumature dei mattoni cotti. È riemersa così la trama geometrica delle pareti, voluta per alleggerire la mole del palazzo.

Curioso e millimetrico anche il lavoro sugli infissi: per ricostruire il disegno esatto delle finestre in legno del XVI secolo, ormai andate distrutte, i restauratori hanno usato come modello una “finestra dipinta” presente sull’angolo dell’edificio che guarda piazza Farnese. Un antico trompe-l’œil dell’epoca che, protetto dalle intemperie, ha conservato intatte le forme e le proporzioni originali dei serramenti.

Quattro lotti per quattro maestri: i segreti della fabbrica

I lavori sono stati divisi in quattro fasi successive per aggirare l’impatto visivo e non paralizzare via del Plebiscito e le strade limitrofe. Si è partiti dal fianco di via dei Farnesi, per poi spostarsi su via del Mascherone, sul fronte principale di piazza Farnese e, infine, sul prospetto che guarda il Tevere.

Proprio l’analisi del muraglione del giardino fluviale ha riservato le scoperte più affascinanti per gli archeologi. Sotto gli strati di intonaco degradato è emerso un vero e proprio archivio di pietra: vecchi ingressi murati, archi di consolidamento dimenticati e antichi passaggi che raccontano la vita quotidiana all’interno della corte, coronati dal restauro dello stemma del cardinale Alessandro Farnese. Un cantiere che nel corso del 1500 ha visto passarsi il testimone quattro giganti assoluti dell’arte:

Antonio da Sangallo il Giovane: che nel 1513 gettò le fondamenta del disegno originario;

Michelangelo Buonarroti: che alla morte di Sangallo completò l’opera inserendo il monumentale cornicione superiore e modificando il finestrone centrale;

Jacopo Barozzi da Vignola: l’uomo che disegnò l’elegante prospetto laterale;

Giacomo Della Porta: che chiuse definitivamente i lavori nel 1589 realizzando la scenografica facciata sul fiume.

Una miniera di dati per il futuro

Sui muri esterni del palazzo restano leggibili i simboli delle grandi dinastie che hanno incrociato i loro destini tra queste stanze: i celebri gigli dei Farnese, le palme e le querce dei Chigi e le spighe di grano della dinastia reale svedese dei Vasa, che ricordano il lungo soggiorno romano della regina Cristina di Svezia.

Soddisfatta la soprintendente speciale di Roma, Daniela Porro, che ha salutato l’evento come «l’esempio perfetto di una cooperazione internazionale ad altissimo livello che restituisce al mondo uno dei massimi capolavori del Rinascimento». Per Brigitte Marin, direttrice dell’École française, la fine del cantiere è in realtà l’inizio di una nuova avventura scientifica.

Durante i cinque anni di ponteggi sono stati effettuati rilievi laser in 3D, carotaggi e campionamenti delle malte che ora verranno studiati all’università. Palazzo Farnese torna alla luce, confermandosi ancora una volta come il più bel ponte di pietra e cultura teso tra Roma e Parigi.

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