«Piena di euforia, sempre con la carica giusta». L’ultima foto insieme all’assassino

Aveva 33 anni, un figlio di 8 e una vita costruita lontano da Foggia, la sua città d’origine. Luigia Fortunato, per tutti “Gina”, viveva da tempo a Loreto, nelle Marche, dove lavorava come cameriera – un impiego che in passato l’aveva portata anche a Castelfidardo. È morta nella notte tra il 9 e il 10 luglio, uccisa a coltellate dall’ex compagno nell’appartamento in cui viveva, in via Bramante.
Chi era Luigia Fortunato
Chi conosceva Luigia Fortunato la ricorda come una donna solare, sempre piena di energia, capace di trasmettere entusiasmo a chi le stava intorno.
Partecipava attivamente alla vita della comunità: era iscritta ai gruppi social cittadini dove si scambiavano informazioni sulla scuola frequentata dal figlio, e coltivava la passione per la Corsa del Drappo, la tradizionale festa lauretana a cui prendeva parte come componente del Rione Pozzo. Sul suo profilo Instagram, tra gli scatti pubblici, ne restava uno particolarmente significativo: l’unica fotografia con il suo assassino, il padre di suo figlio, scattata durante la gravidanza. Un bacio sul pancione poco prima della nascita del bambino.
Nelle ore successive alla notizia della sua morte, i social si sono riempiti di messaggi di cordoglio da parte di amici e conoscenti, che la descrivono come una ragazza «piena di euforia, sempre con la carica giusta», e da chi, pur non avendo avuto contatti con lei negli ultimi anni, ne conserva un ricordo vivido e affettuoso. Non sono mancati anche messaggi di rabbia e sgomento nei confronti dell’uomo che l’ha uccisa, insieme a parole di autocritica da parte della comunità lauretana, che si interroga su ciò che non è stato colto in tempo.
La ricostruzione del femminicidio
Il femminicidio si è consumato intorno alle 22.30 di giovedì sera, al culmine di un’ennesima discussione tra Luigia Fortunato e il suo ex compagno, Sami Khemaies, tunisino di 38 anni, dal quale la donna aveva avuto il figlio che oggi ha otto anni. Il bambino, al momento dei fatti, non si trovava in casa: era con la nonna materna.
Secondo quanto ricostruito finora, la relazione tra i due era ormai conclusa da tempo, ma l’uomo non si sarebbe rassegnato alla fine della storia. Al centro dell’ultimo, drammatico confronto ci sarebbe stata proprio la gestione del figlio: Khemaies avrebbe insistito per riprenderselo con sé, senza accettare un regime di visite saltuarie, oltre a continuare a esercitare pressioni sulla ex compagna per un possibile riavvicinamento.
Nel corso della lite, l’uomo avrebbe afferrato un coltello dalla cucina dell’appartamento, all’ultimo piano del civico 194 di via Bramante, per poi colpire Luigia Fortunato più volte nel corridoio dell’abitazione, soprattutto all’addome e alle gambe.
L’allarme dei vicini
A dare l’allarme sono stati i residenti della zona, che intorno alle 22.30 hanno notato l’uomo vagare in strada apparentemente sotto choc, con gli abiti ricoperti di sangue. Non aveva armi con sé, ma ai passanti avrebbe riferito di aver appena ucciso la sua ex compagna. Dopo le numerose chiamate al 112, sono stati immediatamente allertati i soccorsi: la centrale operativa del 118 ha inviato sul posto un’ambulanza della Croce Rossa di Loreto e il mezzo medicalizzato di Recanati.
Quando i soccorritori sono entrati nell’appartamento, hanno trovato la donna a terra lungo il corridoio, ancora in vita ma già in condizioni disperate. Ogni tentativo di rianimarla si è rivelato inutile: le ferite riportate erano troppo gravi.
La costituzione e il fermo
Nel frattempo, in strada, i carabinieri hanno fermato l’uomo, che non avrebbe opposto resistenza. Prima di essere condotto in caserma, il suo sguardo si sarebbe incrociato con quello della madre della vittima, giunta sul posto non appena avuta notizia della tragedia, e che avrebbe gridato tutta la sua disperazione contro il presunto assassino. Khemaies è stato quindi portato alla caserma dei carabinieri di Porto Recanati, dove nella tarda serata si sarebbe costituito, ancora sporco di sangue, ammettendo: «Ho ucciso mia moglie».
Sull’ex compagno di Luigia Fortunato pesavano già precedenti giudiziari legati a reati connessi agli stupefacenti. Secondo quanto emerso, in passato l’uomo sarebbe stato anche allontanato dall’abitazione familiare per episodi di violenza. Restano ora da chiarire, attraverso le indagini avviate dai carabinieri, tutti i dettagli della dinamica che ha portato al femminicidio.




