>>>ANSA/ Sanzioni contro Mosca al palo, l’Ue vuole un’intesa entro lunedì – Altre news
(di Michele Esposito)
Quando ad un certo punto la
presidenza di turno ha chiamato una pausa alla riunione dei
Rappresentanti Permanenti, non pochi hanno pensato che, sul
ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia finalmente la
luce verde fosse a un passo. E invece no. La riunione degli
ambasciatori dei 27, dopo un lungo tira e molla, si è concluso
con un nulla di fatto. Lo stallo, a questo punto, comincia ad
essere preoccupante. Anche perché, rispetto al passato, non è
più con l’Ungheria di Viktor Orban che basta prendersela. E le
lancette corrono. Il 15 luglio il price cap al petrolio russo
avrà il suo scatto automatico, alzandosi a 60 dollari a barile.
E nessuno, a Palazzo Berlaymont, vuole che accada. L’obiettivo –
spiegano fonti Ue – è trovare un’intesa prima del Consiglio
Affari Esteri di lunedì.
Per farlo non è escluso che si renda necessaria la
convocazione di un nuova riunione dei Rappresentanti Permanenti
(il Coreper II) nella giornata di domenica. In alternativa
toccherà direttamente ai ministri degli Esteri dei 27
raggiungere la cosiddetta ‘landing zone’ nella giornata di
lunedì. Al momento, certezze non ve ne sono, se non che la
quadra non è stata trovata. A metà pomeriggio il quadro sembrava
invece tendere al positivo. Le perplessità di Italia e Francia
sul divieto di ingresso in Ue ai veterani russi che hanno
combattuto in Ucraina si erano diradate di fronte al netto
ammorbidimento della misura. Una misura che, per Parigi e Roma,
rischiava di provocare un divieto ‘tout court’ per i russi che
vogliono entrare nell’Unione, vista la difficile definizione
delle liste dei combattenti. Con perdite considerevoli per due
Paesi che da tempo sono una meta prediletta del turismo russo.
Ma i nodi non si fermano qui. Il divieto di import del
merluzzo russo ha trovato ampie perplessità tra i 27 – in
primis, Germania e Portogallo – e rischia seriamente di essere
espunto. La stessa durata del congelamento del price cap e lo
stop alla circolazione delle metaniere che portano il Gnl di
Mosca, nei giorni scorsi, hanno seminato dubbi. A ciò va
aggiunto l’inserimento del patriarca Kirill nella lista nera.
Osteggiata sin dall’inizio dalla Bulgaria, alla quale si è
aggiunta anche l’Italia. Gli unici passi avanti si sono
concretizzati sul terreno dell’allargamento, con la luce verde
all’apertura del cluster 6 (sulle relazioni esterne) per Ucraina
e Moldavia. Il passaggio formale sarà certificato dalle
conferenze intergovernative previste martedì. “Stiamo costruendo
un’Europa più resiliente: un altro passo avanti verso l’Ue per
Ucraina e Moldavia”, ha esultato il presidente del Consiglio
europeo Antonio Costa. Un altro progresso significativo è atteso
nel campo del sostegno militare a Kiev: l’Ue si avvia ad
accordare all’Ucraina l’accesso alle armi britanniche con i
fondi derivanti dal prestito comunitario di 90 miliardi.
Lunedì, l’ultimo Cae formale prima di ottobre si preannuncia
come una riunione densa, non priva di tensioni. Non solo
sull’Ucraina. I 27 esamineranno infatti anche l’option paper
presentato dalla Commissione per la riduzione o il divieto di
import dei prodotti degli insediamenti israeliani. Palazzo
Berlaymont, per l’intera giornata di venerdì ha risposto con un
muro di silenzio alle domande dei cronisti sul destino della
proposta. L’impressione è che il Cae di lunedì’ non porterà ad
alcun via libera. Il sospetto, ben presente in quelle
cancellerie che chiamano da tempo l’Europa ad uscire
dall’immobilismo nei confronti del governo Netanyahu, è che la
bandiera procedurale dell’unanimità sia usata da chi, tra i 27,
non ha ancora deciso di esporsi. Neppure su ciò che sta
accadendo in Cisgiordania.
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