Giovani, soldi e pensione: il risparmio c’è, ma il futuro resta lontano
* Human Resources Director Italy Kuehne+Nagel e Marco Basilico Responsabile Direzione Istituzionali e Previdenza Arca Fondi SGR
I giovani italiani risparmiano, ma non pianificano. Mettono da parte denaro, ma raramente lo collegano a un progetto di lungo periodo perché faticano a immaginare la propria vita economica tra venti o trent’anni. È qui che si apre uno dei grandi temi del welfare contemporaneo: la previdenza non è più soltanto una questione tecnica o finanziaria, ma culturale. Per anni il dibattito pubblico ha raccontato Millennials e Gen Z come generazioni disinteressate ai soldi e concentrate esclusivamente sul presente. In realtà il quadro è più complesso. Molti giovani risparmiano, anche in condizioni di precarietà e dipendenza economica dalla famiglia. Quello che manca però è il passaggio successivo, ovvero trasformare il risparmio in uno strumento per costruire il futuro.
La pensione, in questo senso, resta un tema distante. Non tanto perché venga ignorata, ma perché appare astratta, quasi irreale. Per chi entra tardi nel mercato del lavoro, cambia più volte occupazione o vive percorsi professionali frammentati, pensare alla previdenza significa confrontarsi con qualcosa di incerto per definizione.


Il paradosso del risparmio
Il punto centrale è proprio questo, esiste una generazione prudente sul piano economico, ma poco allenata alla pianificazione di lungo periodo. I soldi rimangono spesso fermi sui conti correnti, scollegati da investimenti, previdenza complementare o strumenti di accumulo. Solo il 6,9% dei giovani investe attivamente, mentre il 44% dice di volerlo fare senza sapere da dove cominciare, secondo la ricerca “Giovani, Soldi e Previdenza”, realizzata dall’Università di Milano-Bicocca insieme ad ARCA Fondi SGR e Previverso, il primo welfare action-lab dedicato alle nuove generazioni, con l’obiettivo di esplorare le sfide e le opportunità legate alla previdenza.


Dietro questo atteggiamento non c’è soltanto inesperienza finanziaria, ma soprattutto una difficoltà narrativa. Per decenni, infatti, la previdenza è stata raccontata con linguaggi tecnici, formule complesse e meccanismi percepiti come lontani dalla vita quotidiana. Ma oggi il sistema previdenziale richiede una partecipazione sempre più attiva delle persone, proprio mentre le traiettorie lavorative diventano più instabili; è una contraddizione che rischia di produrre effetti profondi nei prossimi anni.
Educazione finanziaria: dalla teoria alla pratica
Negli ultimi anni si è parlato molto di financial literacy, spesso però limitandosi agli aspetti teorici. Il vero problema oggi non sembra essere l’assenza di conoscenze, ma la difficoltà di tradurle in comportamenti concreti. Molti giovani conoscono i concetti base dell’economia personale ma quando si passa alle decisioni reali (investire, costruire un fondo di emergenza, aderire a una forma di previdenza integrativa) emergono esitazioni e blocchi. Non basta sapere come funziona un piano di accumulo, molte volte serve vederlo in opera per apprezzarne i benefici. Per questo l’educazione previdenziale sta cambiando approccio. Meno teoria e più strumenti pratici: non solo simulazioni, ed esempi, ma anche strumenti concreti che aiutino ad iniziare il percorso di risparmio ed investimento previdenziale.
Verso la previdenza sostenibile: la sfida per gli HR
È proprio da questa constatazione che nasce il progetto PreviYoung, frutto di un processo di co-creazione che ha coinvolto i direttori del personale delle aziende del network di Previverso e gli esperti di Arca Fondi SGR. La soluzione si rivolge ai più giovani, con l’intento di informarli, instradandoli lungo il percorso del risparmio previdenziale: la chiara dimostrazione che le aziende stanno iniziando a vedere la previdenza complementare non solo come un tema amministrativo, ma anche come una leva di welfare, sostenibilità sociale e attrattività per i talenti.


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