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Gianandrea Barreca, un amico caro: non ‘faceva’ architettura, la concepiva

Era un amico caro. Aveva cinquantasei anni. Con lui scompare uno degli architetti che hanno contribuito più di altri a definire il volto della Milano contemporanea.

Una delle sue ultime apparizioni pubbliche è stata alla Milano Arch Week, nella tre giorni dedicata a Utopia. Architettura e diritti umani. In una giornata sul diritto alla città aveva presentato con Giovanni La Varra il progetto del nuovo Policlinico di Milano — oggi in corso di realizzazione e destinato a ospitare il più grande giardino pensile terapeutico al mondo — ragionando su come si progettano luoghi che accolgono e curano, dagli ospedali alle carceri fino alla casa.

Barreca apparteneva a una categoria di progettisti per cui progettare non era una professione, ma una condizione dello sguardo. Non “faceva” architettura: la concepiva, la difendeva con una passione che aveva qualcosa di fisico, quasi infantile nell’ostinazione.

Dopo l’esperienza del Boeri Studio, fondato nel 1999 insieme a Stefano Boeri e allo stesso La Varra, con cui firma anche il Bosco Verticale, si apre la stagione di Barreca & La Varra: trent’anni di lavoro costruiti attorno a un’idea precisa di città. Edilizia pubblica, residenza, servizi, infrastrutture. Non l’architettura come oggetto autonomo, ma come parte di un sistema urbano più ampio, dove la qualità dello spazio nasce dalle relazioni tra funzioni, edifici e persone.

Nato a Genova nel 1969, si era formato al Politecnico di Milano, dove si era laureato nel 1995 e aveva conseguito il dottorato in Progettazione architettonica e urbana. Nel 1993 era tra i fondatori del Gruppo A12, esperienza che attraversava arte, spazio pubblico e città oltre i confini disciplinari. La stessa attitudine, intesa come estensione del progetto, attraversa la sua attività didattica tra Domus Academy, Università di Genova, Università di Pavia e programmi internazionali. Dal 2018 al 2023 era stato membro del Comitato tecnico-scientifico per l’Arte e l’Architettura Contemporanee del Ministero della Cultura. In questo stesso campo di lavoro si collocano le trasformazioni urbane su cui lo studio ha inciso negli ultimi vent’anni: da Porta Nuova a MilanoSesto, dall’housing sociale alle grandi attrezzature pubbliche.

Chi lo ha conosciuto ne ricorda soprattutto l’intensità, intellettuale e umana. Stefano Boeri lo ricorda come “amico e compagno appassionato e geniale di tanti progetti e sogni, tra Genova, Milano e il mondo”. Per Cino Zucchi era “una delle figure più interessanti e vitali della generazione dopo la mia”.

Il disegno era parte essenziale del suo lavoro. Nel maggio 2022 lo Spazio Embrice di Roma ha ospitato la mostra “Gianandrea Barreca. Disegno e costruzione”. I disegni esposti — trame di facciate e architetture attraversate da precisione costruttiva — non erano semplici elaborati di progetto, ma il pensiero prima della forma, dove le decisioni restano aperte.

Sempre a Roma, e più di recente, veniva presentato il secondo libro dello studio Il superfluo e il necessario (The Plan Editions, 2024), in cui Barreca e La Varra mettevano in ordine il loro lavoro assumendone il disordine, con un indice ispirato a Borges che unisce analisi e libertà interpretativa. Alla presentazione c’era solo Giovanni La Varra: la malattia aveva ridotto il raggio degli spostamenti di Gianandrea. E’ stata una delle ultime tappe pubbliche di un percorso condiviso per trent’anni. Il titolo, oggi, prende un altro senso.

Chi lo conosceva sapeva che il suo baricentro rimaneva fuori da Milano. A Genova, e più precisamente a Bogliasco, in quel tratto di costa ligure che non nominava mai con nostalgia, ma con la certezza di chi considera un luogo parte della propria identità. Il mare non era un orizzonte, ma una misura. La sua misura, qualcosa che tornava nei discorsi, nelle amicizie, nel modo stesso di guardare le cose — e nelle persone che amava: Fabiola, Tito, Luca.

La sua scomparsa lascia uno studio, progetti aperti, un lavoro che non ha finito di sedimentare. Ma soprattutto interrompe una presenza dentro una città che tende sempre più a ridursi a valore, visibilità, rendimento. Barreca lavorava su altro: sulle condizioni che permettono a una città di funzionare. Abitare, curare, attraversare, vivere.


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