Film horror del 1973 flop al botteghino ha una delle migliori colonne sonore di tutti i tempi
L’universo del cinema dell’orrore è ricco di pellicole che hanno impiegato decenni prima di essere comprese appieno dal pubblico e dalla critica specializzata. Esiste un lungometraggio britannico in particolare che, all’epoca della sua distribuzione nei primi anni Settanta, venne accolto dall’indifferenza generale dei distributori e da incassi disastrosi, rischiando persino di vedere le proprie pellicole originali distrutte per sempre. Si tratta di un’opera straordinaria che ha ridefinito i canoni del folk horror, trasformando le atmosfere rurali e le antiche tradizioni pagane in uno scenario di puro terrore psicologico. La vera forza motrice di questo cult intramontabile risiede però nella sua componente acustica, un comparto sonoro talmente innovativo da essere oggi celebrato come uno dei vertici assoluti della storia della musica applicata alle immagini.
I brani musicali concepiti per l’opera non fungono da semplice riempitivo o da classico commento sonoro atto a spaventare lo spettatore nei momenti di massima tensione. Al contrario, la musica diventa un vero e proprio personaggio della storia, accompagnando lo spettatore all’interno di una comunità isolata dal mondo, dove l’apparente solarità dei canti nasconde un destino oscuro per il protagonista.
L’insuccesso commerciale di un capolavoro incompreso
La sfortunata parabola distributiva della pellicola iniziò immediatamente dopo la fine delle riprese, quando la casa di produzione cinematografica si trovò in grave crisi finanziaria e non seppe come gestire un prodotto così distante dai classici horror della Hammer incentrati su vampiri e mostri tradizionali. Il film venne proiettato nei cinema britannici in una versione pesantemente tagliata e mutilata, inserito come secondo titolo nei doppi spettacoli pomeridiani, una pratica che ne decretò l’immediato insuccesso commerciale. Il pubblico dell’epoca rimase spiazzato dalla totale assenza di elementi gotici tradizionali, trovandosi di fronte a un’indagine poliziesca che si sviluppava interamente alla luce del sole, tra canti primaverili e danze propiziatorie.
Il compositore statunitense Paul Giovanni, insieme al gruppo di musicisti d’avanguardia riuniti sotto il nome di Magnet, compì un lavoro di ricerca filologica impressionante per l’epoca. Invece di affidarsi a un’orchestra sinfonica tradizionale, l’autore decise di rielaborare antiche ballate della tradizione popolare scozzese, irlandese e inglese, orchestrandole con strumenti acustici tipici del folk come il flauto, la chitarra acustica, la fisarmonica e il liuto. Il risultato fu una serie di canzoni che univano la purezza melodica della musica tradizionale a sfumature psichedeliche e inquietanti, creando un contrasto stridente e meraviglioso con la drammaticità degli eventi narrati sullo schermo.
Una colonna sonora che anticipa i tempi
Ogni singola traccia presente nel minutaggio della pellicola possiede una propria autonomia artistica, tanto da aver influenzato intere generazioni di musicisti pop, rock e folk nei decenni successivi. La rivista Rolling Stone ha recentemente inserito questo lavoro al cinquantacinquesimo posto nella classifica dei migliori commenti musicali della storia, elogiando la straordinaria capacità di fondere canzoni tradizionali e ballate popolari a un senso di oppressione psicologica costante. Il regista Robin Hardy impose scelte rigidissime durante le sessioni di registrazione, vietando categoricamente l’utilizzo di qualsiasi tipo di strumento elettronico o sintetizzatore moderno. L’intenzione dichiarata del cineasta era quella di ricreare le sonorità tipiche di una banda di paese isolata dal mondo, fortemente ancorata alle radici folcloristiche scozzesi e ai componimenti del celebre poeta Robert Burns.
Il recupero critico dell’opera e della sua colonna sonora è iniziato solo molti anni dopo, grazie al passaparola degli appassionati e all’apprezzamento espresso da registi di culto e musicisti di fama internazionale. Il disco con le tracce originali, rimasto a lungo introvabile a causa della perdita dei nastri master durante il fallimento della produzione, è stato successivamente restaurato e ristampato in numerose edizioni speciali, diventando un oggetto di culto conteso dai collezionisti di vinili di tutto il monde. Molti storici della musica concordano nel considerare questo lavoro come il vero atto di nascita dell’acid folk e del neofolk moderno, mondi musicali che devono moltissimo alle intuizioni avute da Paul Giovanni in quel lontano 1973.
L’eredità culturale del folk horror
L’influenza di questo sfortunato progetto cinematografico si avverte ancora oggi con estrema forza nelle produzioni cinematografiche contemporanee che scelgono di esplorare l’orrore rurale e le derive del fanatismo religioso in contesti isolati. Opere acclamate degli ultimi anni devono gran parte del loro immaginario visivo e sonoro proprio alle intuizioni della pellicola interpretata da icone del calibro di Christopher Lee, Edward Woodward e Britt Ekland, la quale ha dimostrato come la paura possa essere veicolata in modo efficace anche attraverso ballate orecchiabili e costumi festosi, piuttosto che con i soliti cliché fatti di buio e mostri nell’ombra.
La colonna sonora della pellicola rimane un esempio insuperato di come la musica possa elevare un film, trasformando un clamoroso flop al botteghino in un trionfo artistico capace di sconfiggere lo scorrere del tempo e di posizionarsi stabilmente nelle classifiche dei migliori commenti musicali della storia del cinema.
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