Raúl Castro incriminato negli Usa per omicidio: l’accusa sul caso Hermanos al Rescate
L’ultimo rivoluzionario, vero uomo forte di Cuba, è nella morsa degli Usa. Raúl Castro, l’ultranovantenne fratello di Fidel, è stato ufficialmente imputato negli Stati Uniti per omicidio, cospirazione per uccidere statunitensi e distruzione di due aeronavi. L’accusa riguarda i fatti relativi all’abbattimento dei due aerei Cessna, il 24 febbraio 1996, nel quale sono morti gli americani Armando Alejandro Andrade Jr., Carlos Costa, Mario de la Peña e Pablo Morales, quest’ultimo in possesso de Green Card. Tutti appartenenti al controverso gruppo dissidente Hermanos al rescate, radicato a Miami.
All’epoca dei fatti Raúl Castro ricopriva l’incarico di ministro delle Forze Armate. Secondo gli Stati Uniti si tratterebbe di un’azione “illegale”, poiché avvenuta sopra “acque internazionali”. L’Avana invece sostiene che, al momento dell’attacco, i velivoli si trovassero già dentro lo spazio aereo cubano. Oltre a Raúl Castro sono stati accusati altri cinque membri del governo dell’Avana che avrebbero preso parte all’azione militare in difesa dell’Isola: Emilio Palacio Blanco, Lorenzo Pérez, José Fidel Gual, Raul Simanca e Luis Raúl González. “Da quasi quarant’anni le famiglie di quattro statunitensi uccisi attendono giustizia”, ha detto il procuratore generale Todd Blanche parlando dalla Freedom Tower di Miami, luogo simbolo degli esuli cubani negli Stati Uniti. “Non erano combattenti. E non rappresentavano alcuna minaccia”, ha aggiunto il procuratore. Non passa inosservata la data dell’annuncio, il 20 maggio, giorno in cui, nel 1992, Cuba venne dichiarata una Repubblica indipendente. Blanche però non risponde ai media sulla coincidenza temporale.
Il Dipartimento di Stato parla anche di una presunta “rete di spionaggio” che si sarebbe infiltrata negli Usa per “intimidire gli esuli“. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente Usa Donald Trump, sostenendo che “molto presto” ci sarà un annuncio sull’embargo contro Cuba. Interpellato sulla possibile escalation contro L’Avana, il tycoon risponde: “No, non credo ci sarà escalation. Non penso sia necessaria. Guardate, il luogo si sta sgretolando”. E ancora: “È un disastro e, in un certo senso, hanno perso il controllo”. Il leader della Casa Bianca sostiene anche di avere “molta gente” a Cuba, Cia inclusa, e che L’Avana attende questo momento “da 65 anni”.
Secondo diverse fonti, l’accusa americana contro il simbolo della Rivoluzione potrebbe rappresentare una battuta d’arresto per i negoziati tra i due Paesi. Che sembravano a buon punto, data la visita del capo della Cia, John Ratcliffe, all’Avana. Inoltre, il modus operandi risponde alla strategia già applicata da Washington contro Caracas che intrecciava blocco economico e accuse contro i vertici del governo venezuelano, conclusasi con il blitz eseguito il 3 gennaio dalla Cia. Inoltre, nei giorni precedenti, gli Usa hanno accusato Cuba di aver acquistato 300 droni al fine di attaccare il territorio americano, minacciando ritorsioni.
Non si è fatta attendere la risposta del presidente cubano Miguel Díaz-Canel, secondo il quale l’accusa contro Castro mette in evidenza “l’arroganza e la frustrazione dei rappresentanti dell’impero di fronte all’irriducibile resistenza della Revolución cubana”. Interviene anche il ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez, che ha denunciato lo “squallido copione” degli Usa intenti a condannare Cuba dopo “il danno spietato perpetrato dal governo degli Stati Uniti al popolo cubano”.
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