Liguria

Festival del Balletto di Nervi e le polemiche che rischiano di macchiare una kermesse apprezzata da tutti

Genova. Una vicenda nata in modo atipico, gestita non al meglio e che rischia di macchiare una kermesse che da sempre è stata il fiore all’occhiello di Genova. Lo scontro politico non è certo stato portato avanti “en pointe” (sulle punte) e a farne le spese rischiano di essere artisti, appassionati e la memoria di Mario Porcile, colui che ha reso il Festival Internazionale del Balletto di Nervi quello che è stato per 34 edizioni: un evento invidiato da tutto il mondo che ha portato le stelle della danza internazionale a esibirsi nel capoluogo ligure.

Nei giorni scorsi l’approvazione del bilancio di previsione 2026 del Teatro Carlo Felice ha fatto esplodere il ‘caso balletti di Nervi’ che il consiglio di indirizzo del Carlo Felice (Regione Liguria compresa) ha deciso di non inserire in calendario alla luce delle gravi perdite registrate dalla kermesse l’anno scorso non ancora ripianate almeno con quanto era stato preventivato perché, ha fatto sapere il Comune, la Regione non ha ancora versato la propria quota, comunque non sufficiente per pensare di poter ripetere la manifestazione nella formula solo balletto come fatto l’anno scorso. A rendere ancora di più un azzardo l’edizione 2026 è il passivo del Teatro che perde 2,8 milioni nell’ultimo bilancio con sotto la lente la supervalutazione delle scenografie fatte l’anno precedente tanto che il Comune di Genova ha fatto un esposto alla Corte dei Conti.

L’obiettivo del Comune, annunciato pochi giorni fa, è di rendere la manifestazione biennale “come già accade per il Premio Paganini − afferma a genova24.it l’assessore comunale alla Cultura Giacomo Montanari − abbiamo anche intenzione di partecipare al bando del ministero per i contributi alla Danza, cosa che non era stata fatta in passato. Inoltre intendiamo attuare una procedura comparativa per la nomina del direttore artistico nel caso il Carlo Felice non voglia fare tutto con risorse interne”.

La battaglia politica a colpi di note stampa e trasmissioni sul Festival di Nervi non tiene conto di una cosa: il contratto del direttore artistico Jacopo Bellussi è scaduto il 31 dicembre 2025, conferma Montanari, e non era rinnovabile. Il giovane danzatore genovese ha rilasciato di recente un’intervista a un portale dedicato alla danza in cui ha fatto sapere di stare comunque lavorando a un programma, ma all’alba del 15 aprile è praticamente impossibile, anche volendo, organizzare un bando senza incappare in problematiche già viste per la sua prima nomina.

Il risultato del Festival dal punto di vista economico è stato diffuso dall’amministrazione comunale: a fronte di 1,2 milioni di spesa, ha garantito solo 285 mila euro di entrate da bigliettazione. “Occorre fare una riflessione sul tipo di programma che si vuole proporre − sottolinea Montanari − nell’edizione 2019 organizzata con il supporto del Teatro Nazionale di Genova, si era scelto di unire musica pop, spettacoli teatrali e balletto. Abbiamo visto che il solo balletto in questo caso non ha pagato. Con questo non voglio dire che gli eventi culturali devono sempre avere un bilancio positivo, ma occorre pensare anche alla sostenibilità di una proposta”. A volte un passo indietro può essere il modo per andare avanti è l’idea del Comune.

Una proposta sostenibile in realtà già c’era nel 2025. Jacopo Bellussi era stato nominato da Marco Bucci, allora sindaco di Genova, senior consultant per il progetto di valorizzazione di “Genova capitale internazionale del balletto” nel maggio 2023. Aveva l’incarico di elaborare il piano di fattibilità dell’evento. Bellussi è stato poi indicato dallo stesso Bucci come direttore artistico ancora prima che fosse pubblicato l’avviso pubblico. In un’interrogazione del luglio 2024 l’allora consigliera Cristina Lodi aveva chiesto lumi in quanto sarebbe stato “molto grave” se la scelta fosse stata “fatta in anticipo rispetto alle formalità“. La nomina ufficiale era poi arrivata dopo una manifestazione di interesse lanciata il 16 luglio con scadenza ad agosto.

Furono diversi i partecipanti, una ventina, tra loro anche Simona Griggio, presidente dell’associazione D’Angel, critica e giornalista di settore, ma soprattutto organizzatrice di molti eventi (57) con ospiti di calibro internazionale legati al Festival del balletto. Griggio, con Porcile, ha lavorato e fu lo stesso Porcile, a tre giorni dalla morte ad averle affidato l’eredità del suo lavoro che è sfociato in un Galà a lui dedicato e più volte proposto.

Griggio, lo dichiara a genova24.it, aveva fornito, pur non avendo ricevuto la planimetria del palco, un programma del valore compreso tra 400 e 500 mila euro con nomi come Wayne McGregor, Anne Teresa de Keersmaeker, Tanztheater Wuppertal, Jacopo Godani, Philippe Kratz, Balletto dell’Opera di Bucarest e Nuovo Balletto Classico, star come Marianela Nunez in un Gala con artisti da Opera Parigi, Scala, Royal Ballet, oltre a un focus sulla coreografia italiana contemporanea, sulle compagnie junior legate ai testimonial più amati da Porcile e a una parte sulla memoria iconografica storica da attivare attraverso Qr su locandine ‘viventi’.

Griggio fece ricorso alla giustizia amministrativa che però decretò un difetto di giurisdizione. “A me non interessava fare la direttrice del Festival, ma solo portare avanti il mio lavoro come mi aveva chiesto Mario Porcile ancora tre giorni prima di morire. Avrei voluto maggiore condivisione sul proseguire con il memorial dedicato a Mario che già da tre anni inserito all’interno del Festival e organizzato con un contributo di soli cinquemila euro”.

Tra le altre cose Griggio sta preparando il volume Divi e dive: 70 anni di Grande Danza al Festival di Nervi (1955 – 2025) con cenni critico storici della docente universitaria e ricercatrice Giulia Taddeo, e una quarantina di artisti mondiali, la cui memoria è stata raccolta da Griggio in vent’anni nell’ambito dei suoi lavori di direzione artistica e giornalistici e di selezione fotografica con lo stesso Mario Porcile.

mario porcile, simona griggio

Mario Porcile e Simona Griggio

Montanari ha già fissato un appuntamento con la famiglia di Porcile proprio per mantenere quel legame con il fondatore storico del balletto. E chissà se per il 2026 almeno il galà, magari condiviso tra Bellussi e Griggio, possa essere un’opzione realizzabile proprio per non interrompere quella continuità voluta da tanti e mettere la parola fine a polemiche che nulla hanno a che fare con la bellezza della danza.




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