Lazio

Arrestato l’ex boss Raffaele Pernasetti. Chi è ‘Er Palletta’, tra debiti di droga e gambizzazioni

Il rumore degli spari squarcia la quiete del mattino e riporta indietro le lancette della città. È il 25 marzo 2024 quando, nel quartiere Magliana, un agguato in piena regola trasforma via Pian Due Torri in una scena da cronaca nera.

A terra, ferito alle gambe, c’è Walter Garofalo. Non è un episodio isolato, ma l’ultimo atto di una vicenda che affonda le radici nei meccanismi più tradizionali della criminalità romana.

A distanza di mesi, l’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo ricostruisce un quadro che riporta alla ribalta nomi e logiche del passato.

Al centro, ancora una volta, Raffaele Pernasetti, detto ” Er Palletta”, figura storica legata alla stagione della Banda della Magliana.

Il peso dei nomi

A 76 anni, Pernasetti continua a esercitare un’influenza che va oltre il tempo. Ex uomo di fiducia di Enrico De Pedis, resta un punto di riferimento per chi si muove negli ambienti della mala. Un’autorità che, secondo gli inquirenti, si traduce ancora oggi in capacità di controllo e intimidazione.

All’origine della vicenda c’è un debito legato al traffico di stupefacenti: circa 28mila euro che la vittima non sarebbe riuscita a restituire.

Da lì, una pressione crescente, fatta di minacce e violenze, in un contesto dove il rispetto delle regole non scritte è imposto con la forza.

 L’escalation

Le ricostruzioni investigative, supportate anche dalle dichiarazioni di Marco Casamatta, descrivono una progressione tipica: prima le intimidazioni, poi le aggressioni, infine la punizione esemplare.

Garofalo viene affrontato più volte, picchiato, minacciato con armi da fuoco. In uno degli incontri viene portato davanti a Pernasetti, in un confronto diretto che segna il passaggio da semplice pressione a vera e propria escalation.

Quando il debito resta insoluto, arriva la decisione di colpire. L’agguato viene organizzato nei dettagli: volto coperto, fuga rapida, colpi mirati alle gambe. Un messaggio chiaro, destinato non solo alla vittima ma a chiunque si trovi a muoversi nello stesso ambiente.

Il contesto mafioso

Per gli inquirenti, non si tratta di un episodio di violenza comune. L’intera vicenda si inserisce in un contesto che richiama metodi e dinamiche mafiose: intimidazione sistematica, controllo del territorio, capacità di imporre il silenzio.

A confermarlo è anche il clima di paura che emerge dalle intercettazioni, dove la vittima stessa manifesta la consapevolezza delle conseguenze di un eventuale mancato pagamento.

Vecchi legami, nuovi equilibri

Il quadro si intreccia con altri nomi storici della criminalità capitolina, tra cui Marcello Colafigli, considerato vicino alla vittima.

Un dettaglio che rende ancora più significativo l’episodio, evidenziando come gli equilibri tra gruppi e figure di riferimento siano oggi complessi e in continua evoluzione.

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