E’ morto Gherardo Priuli, il ricordo di Boccazzi Varotto
IVREA – E’ morto all’ospedale di Ivrea Gherardo Priuli, presidente e fondatore della casa editrice Priuli e Verlucca, che ha contribuito a rendere note storie e immagini delle vallate alpine di Piemonte e Valle d’Aosta.
Priuli era nato nel 1944, nel 1971 inizia la collaborazione con Cesare Verlucca, che soprattutto negli anni ’80 portò alla realizzazione di tante opere degne di nota. Tra queste sicuramente quelle di Attilio Boccazzi Varotto, che divenne autore di riferimento della casa editrice, contribuendo enormemente alla crescita della stessa.
Per questo ci piace ricordare Gherardo Priuli con le parole di Carlo Boccazzi Varotto, figlio di Attilio. Sono ricordi molto personali, che tuttavia rendono bene l’idea della persona e del lavoro di quegli anni.
Per quasi trent’anni Gherardo Priuli, insieme a Cesare Verlucca, è stato il principale editore di mio padre, prima del suo approdo in Zanichelli e poi in Glénat. La notizia mi ha colpito più di quanto avrei immaginato. Priuli e Verlucca, con la loro casa editrice, sono stati, ciascuno a modo suo, due figure che hanno segnato profondamente la sua vita professionale. Con entrambi il rapporto andava ben oltre quello tra autore ed editore: erano, in fondo, “quasi” soci. Ma se con Verlucca il legame era soprattutto affettivo, con Priuli era un’amicizia nata dal lavoro, dalla fiducia reciproca e da una comune idea di editoria.
Con Priuli mio padre ha pubblicato decine di libri, ha contribuito a lanciare molti giovani autori, ha ideato e diretto una mezza dozzina di collane editoriali – tra cui la 360°, che oggi fa quasi sorridere ricordare – e, grazie a quel lavoro comune, numerosi titoli sono stati tradotti e pubblicati in Gran Bretagna, Francia, Svizzera e perfino in Brasile. A unirli erano soprattutto la montagna, la fotografia e una passione autentica per la cultura alpina. Gherardo aveva il fiuto dell’editore: sapeva riconoscere il valore di un progetto e sostenerlo con convinzione, anche quando quel valore non era ancora evidente a tutti. Poi arrivarono anche gli screzi.
Quando mio padre si ammalò, emerse quel tratto di durezza imprenditoriale che lui soffrì profondamente. Anche questo fa parte della loro storia e non avrebbe senso raccontarla diversamente. Le persone, come i rapporti, non sono mai fatte di una sola sfumatura. Oggi, però, prevale un altro sentimento.
Con Gherardo se ne va anche un pezzo della mia infanzia. Mi torna in mente un’altra vita, in cui i libri, la montagna e la fotografia erano al centro di tutto. Un’epoca che oggi rischia di sembrare romanzata, ma che io ricordo bene: un tempo in cui le idee contavano, le decisioni si prendevano guardandosi negli occhi e una stretta di mano valeva ancora moltissimo. Con lui se ne va anche un modo di fare editoria che, nel bene e nel male, appartiene ormai a un’altra stagione. Un’editoria fatta di intuizioni, di rapporti personali, di discussioni infinite e di fiducia costruita nel tempo. Un’editoria in cui passione e mestiere finivano spesso per coincidere.
Riposa in pace, Gherardo.
Il Rosario sarà recitato domenica 12 luglio alle 18.30 nella chiesa parrocchiale di Romano Canavese. I funerali, nella stessa chiesa, lunedì 13 alle 9.30.
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