è il vigile urbano che ha acceso i fuochi d’artificio
C’è un primo nome iscritto sul registro degli indagati per la clamorosa e pericolosa scudata che ha violato la vigilia della Festa della Repubblica.
La Procura di Roma ha individuato il presunto responsabile della reazione di panico che, durante le prove notturne della sfilata del 2 Giugno, ha provocato la fuga di circa trenta cavalli tra le strade del centro storico.
Si tratta di un agente della Polizia Municipale di Roma Capitale, accusato di aver materialmente innescato i botti che hanno terrorizzato gli animali.
Nei confronti del vigile urbano, i magistrati di piazzale Clodio — coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco — hanno formalizzato ipotesi di reato pesanti: lesioni colpose (in relazione ai feriti registrati durante la carambola dei destrieri) e accensioni ed esplosioni pericolose aggravate.
La scintilla del panico al Circo Massimo
La ricostruzione del drammatico fuori programma, che per ore ha tenuto con il fiato sospeso i vertici delle forze armate e del Campidoglio, si arricchisce così di un tassello investigativo cruciale.
Secondo l’ipotesi della Procura, l’agente del corpo dei vigili urbani avrebbe acceso una batteria di fuochi d’artificio o manufatti pirotecnici a ridosso dell’area di addestramento e stazionamento dei quadrupedi, verosimilmente nei pressi del Circo Massimo.
Il boato improvviso e le luci ravvicinate hanno immediatamente scardinato la catena di comando dei cavalieri, provocando il “rompete le righe” istintivo e violento di oltre trenta cavalli.
Gli animali, completamente fuori controllo, si sono riversati al galoppo sui viali adiacenti, travolgendo transenne e costringendo i passanti a una fuga disperata.
Al vaglio la catena delle autorizzazioni
I fari dei magistrati sono ora puntati sul perché sia stato autorizzato — o tollerato — lo sparo di materiale pirotecnico in concomitanza con il passaggio e il posizionamento dei cavalli militari e delle forze dell’ordine, notoriamente sensibili ai forti rumori impulsivi.
Nelle prossime ore gli investigatori verificheranno se l’accensione dei fuochi facesse parte di una coreografia non concordata o se si sia trattato di una grave e autonoma leggerezza del singolo operatore.
L’iscrizione del vigile nel registro degli indagati rappresenta l’atto d’inizio di una perizia tecnica che dovrà accertare il rispetto dei protocolli di sicurezza urbana e militare durante i grandi eventi della Capitale.
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