Trentino Alto Adige/Suedtirol

«Dormo in tenda per lavorare». Dall’ex Alimarket all’addiaccio – Cronaca



BOLZANO. Lavorare anche dieci, undici ore al giorno tra il lusso del WaltherPark, e ritornare la sera a dormire in tenda. È la vita a cui Hassan, nome di fantasia, 30 anni, è costretto da diversi giorni, da quando il centro ex Alimarket ha chiuso e si è ritrovato per strada.

Uno stipendio di circa 1.200 euro al mese, che in parte manda alla famiglia in Marocco. Ma un contratto precario che non gli permette di dare una garanzia ad un eventuale affittuario, sempre se dovesse trovarne uno. Alcuni giorni fa ha chiesto aiuto all’associazione Bozen Solidale. Come lui tanti vivono una situazione simile. «Continuiamo ad avere richieste di tende ed aiuti – spiega Federica Franchi – Molti sono lavoratori, alcuni padri di famiglia arrivati da poco». Oggi in piazza Municipio alle 18 si terrà un presidio per chiedere di mantenere i centri per l’accoglienza emergenziali aperti «finché non verrà strutturato un progetto di inclusione abitativa, professionale e sociale per tutte le persone in difficoltà», l’appello dell’associazione, che scenderà in piazza insieme ad Anpi, Pd, Verdi/Sinistra e Team K. Non è un caso che il presidio sia oggi: è infatti programmata per domani, 15 aprile, la chiusura del centro ex Lemayr che ospita una settantina di persone, tra cui alcune fragili che verranno ricollocate in altre strutture. Trattandosi di un centro per l’Emergenza freddo ogni anno chiude i battenti a primavera, per tornare ad accogliere le persone senza tetto con il ritorno del freddo. «La speranza di chi vuole le chiusure dei centri è che le persone se ne vadano da Bolzano, ma spesso non è così: molti hanno trovato dei lavori, anche precari, che li legano al territorio e rimangono qui».

Altri hanno legami familiari: come i padri delle decine di famiglie espulse nelle scorse settimane da Austria e Germania. Le madri e i bambini, come da prassi, vengono accolti negli hotel. Almeno tre dei padri dormirebbero all’addiaccio, mentre altri sono accolti sotto il porticato di maso Zeiler.

La testimonianza

«Sono arrivato a Bolzano due anni fa con il contratto del mio vecchio lavoro, ho fatto la richiesta di asilo e sono in attesa di una risposta – racconta il giovane oggi senza fissa dimora – Nel frattempo, con il permesso di soggiorno, ho trovato un altro lavoro nella sicurezza, aiuto le persone a usare le macchine automatiche e controllo che sia tutto a posto. Al centro commerciale ma non solo, in tutta la zona. Vivevo all’ex Alimarket ma una settimana prima ci hanno detto che avrebbe chiuso. Ho provato a cercare casa ma niente. Allora mi sono procurato una tenda per continuare a stare a Bolzano finché ho il contratto di lavoro, che però non è indeterminato. Non trovo casa perché costa troppo e le persone non hanno fiducia». Con la tenda, racconta, si accampa da solo, dove può, spostandosi da un posto all’altro. E per la doccia, i panni e tutto ciò che serve per vivere con dignità, si affida ai servizi diurni per i senza tetto, o alla disponibilità di qualche «amico», al momento più fortunato di lui. Una volta, racconta, «sono tornato dal lavoro ma la tenda era sparita, insieme a tutte le mie cose». Una storia pesante dietro la divisa di un lavoratore. «Quando qualcuno rientra da una lunga giornata avrebbe bisogno di riposo, no? – sospira – Spero che le cose cambino, così per me è davvero dura».

Gli accampamenti

Nelle scorse settimane si sono susseguiti numerosi sgomberi di accampamenti abusivi sotto ponte Palermo e ponte Roma. Nel frattempo si moltiplicano le segnalazioni mandate alla polizia municipale che parlano di accampamenti tra la zona di Aslago, ancora lungo l’Isarco e tra i piloni autostradali. Luoghi che, oltre a favorire gravi problemi di igiene e sicurezza, favoriscono «spaccio o altri comportamenti criminali», come comunicava giorni fa il Comune in occasione di uno sgombero.

«Bisognerebbe individuare posti controllati dove consentire alle persone di vivere in tenda – così Federica Franchi – Il problema esiste e non può essere ignorato».




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