Digitise: Un travolgente rave digitale :: Le Recensioni di OndaRock
Australiana trapiantata a Londra (e alla Mute di Daniel Miller), Teneil Laetitia Throssell è una delle voci, anzi delle mani, più interessanti della scena EDM odierna. Colpevolmente, Haai, suo moniker da dj e produttrice, non è mai comparso prima d’ora sulle nostre pagine. Pertanto, è necessario precisare che prima di cimentarsi nell’ascolto di questo “Digitise”, sarebbe cosa buona e giusta affrontare anche “Baby, We Are Ascending” del 2022 e “Humanise” dello scorso anno. Si tratta infatti di tre tasselli di un percorso che potremmo definire narrativo, per come la musica si trasforma a seconda dei concetti che abbraccia. Nel primo disco Haai si è mostrata degna adepta sia di Aphex Twin che di Daniel Lopatin, per la maniera in cui ai battiti da club ha sempre accostato un’attitudine da esploratrice del suono e delle sue possibilità future. Nel secondo, si è avvalsa invece dell’aiuto di Jon Hopkins e di vocalist come Obi Franky per riportare a terra e agli uomini la sua techno futurista.
Gli spunti lirici che si stagliano sui battiti dei pezzi di “Digitise” mediante le voci di Echonomist, Pat Alvarez e Kaiden Ford ci presentano un terzo disco in lotta con la presenza sempre più pervasiva della tecnologia nel nostro quotidiano, ma che al contempo abbraccia questa tecnologia per inscenare un rave trascendentale all’insegna di suoni ultra-definiti, battiti chirurgici. Se le prime portate del disco, “Re-humanize” e “Ignition”, sono dei brani molto scenografici e narrativi, nei quali le parole scorrono sopra futuristici scenari Idm, “Digitise” è una bomba techno che fa esplodere il rave senza possibilità di ritorno.Ogni brano a venire è programmato per rincarare la dose in fatto di battiti e nuove invenzioni sci-fi (i carillon digitali di “Humanise Radio”, l’andamento robotico dei breakbeat di “Technology”).
L’infaticabile cassa dritta che fa da propulsore alla seconda parte del disco prosegue il galoppo in “Thank U”, mentre in “I Wanna Feel Like Someone” procede più di soppiatto, cercando di evitare i synth-laser che incontra sul suo cammino. Oltre a tutta la sfilza di nomi citati più su, vengono in mente anche Drexciya, FSOL e persino gli Underworld, ma nessuno dei rimandi è calligrafico, le lezioni dei maestri sono ben assorbite ma anche debitamente attualizzate.Dopo un terzo disco così eccitante e capace di alzare l’asticella della proposta di Haai oltre ogni più rosea aspettativa, da quest’artista in perenne evoluzione viene da aspettarsi ancora di più. Terribile la copertina, che acquista però un senso dando una scorsa agli efficaci visual a tema ufficio pensati per le piattaforme di riproduzione streaming.
Cavalca l’onda della grande musica
Aggiungi OndaRock alle tue Fonti preferite su Google Discover. Non perderti le nostre recensioni, le pietre miliari e le ultime news direttamente nel tuo feed.
15/10/2026
Source link




