Cultura

Oren Ambarchi – Cooked | Indie For Bunnies

Cucinato. Al punto giusto.

Ambarchi, accompagnato da Jim O’Rourke, Eiko Ishibashi e molti altri. si diverte a nascondere la complessità dentro una superficie sorprendentemente ospitale.

Credit: Ravyna Jassani

“Hidden Tableau” ci regala ventuno minuti di magia. Comincia proprio con Eiko Ishibashi.
Il pianoforte entra in punta di piedi, attraverso piccoli grappoli di note ripetuti a distanza. Frammenti liquidi che scandiscono il silenzio. Poi arriva la voce sintetica di Konrad Sprenger: un rantolo, un lamento, qualcosa che potrebbe essere una voce che prova a ricordarsi come si parla.
È un ingresso straordinario. Il contrabbasso di Berthling galleggia. La chitarra di Ambarchi illumina occasionalmente il quadro. Il sintetizzatore di O’Rourke si insinua. Poi Joe Talia introduce la batteria e qualcosa comincia lentamente a cambiare.
La trasformazione è quasi impercettibile. Il pianoforte interrompe i cluster di note ed emerge magnificamente nell’ensemble avant-jazz.
È qui che Ambarchi dimostra di avere compreso una cosa fondamentale sull’improvvisazione: il gesto più importante è quello che modifica ciò che abbiamo appena ascoltato.
Il jazz, il minimalismo, l’elettronica e l’improvvisazione sembrano attraversarsi senza mai fondersi completamente. A mio parere, una delle suite più belle degli ultimi anni.

“Sleight Of Hand”, altri ventuno minuti di avant-jazz cristallino.
La chitarra elettrica a dodici corde di Ambarchi apre il brano. Johan Berthling risponde con il contrabbasso e Andreas Werliin mantiene la materia ritmica in uno stato di sospensione. Poi entra Michiko Ogawa con lo sh? e l’intero equilibrio cambia prospettiva.
Qui il fantasma è soprattutto Miles Davis.
Il riferimento è esplicito anche nella presentazione del disco, che richiama episodi come “Feio” e “Guinnevere”.
Ci sono anche James Rushford, Marcus Pal, Will Guthrie, Fredrik Rasten e Isak Hedtjärn. Il brano si riempie progressivamente di tastiere, sintesi digitale, percussioni, chitarre e persino fischi.
“Cooked” è la cucina dell’impossibile
Jazz, fusion, minimalismo, ambient, elettronica, improvvisazione, psichedelia sono ricreate in modo tale che il riconoscimento arrivi sempre troppo tardi.
La chitarra è presente ovunque e contemporaneamente da nessuna parte. Ambarchi ha costruito negli anni una pratica nella quale lo strumento viene sottratto alla propria identità tradizionale, trasformandolo in una sorgente di suoni difficilmente riconducibili alla chitarra stessa. Qui questa strategia raggiunge una particolare ambiguità: persino quando ascoltiamo qualcosa che sembra un sintetizzatore, non possiamo essere certi che non sia Ambarchi.

Ambarchi è il regista di un incidente perfettamente organizzato.
È il fautore di musica costruita con estrema precisione che ci dà solo l’illusione di essere un incidente.


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