Urso: “Dato mandato per coils per l’ex Ilva di Genova e Novi”, Meloni: “Lavoriamo per la continuità produttiva”

Genova. Mentre a Genova gli operai dell’ex Ilva di Cornigliano proseguono la protesta occupando il palazzo della prefettura, a Roma la situazione del gruppo siderurgico sbarca in parlamento con un dibattito in Senato e un question time alla Camera.
Durante la discussione a Palazzo Madama sul ruolo dell’Italia in Europa, la presidente del consiglio Giorgia Meloni è intervenuta in risposta a un’interrogazione presentata dalla senatrice di Italia Viva Annamaria Furlan, ex segretaria generale della Cisl, incentrata sulla gestione di Acciaierie d’Italia. Furlan è stata molto critica sulla mancanza di prospettive messe in atto dai commissari dell’amministrazione straordinaria e, di riflesso, dello stesso governo.
La premier ha replicato evidenziando come l’esecutivo si sia trovato ad affrontare una situazione ereditata dai governi precedenti: “La situazione che abbiamo trovato riguardante l’ex Ilva quando siamo arrivati al Governo era drammatica, quindi le risposta passate non hanno risolto il problema e ce lo siamo caricato noi”. A queste parole, Meloni ha aggiunto una stoccata a chi negli anni l’ha preceduta: Il Governo ha trovato ostacoli ideologici e giudiziari”.
Meloni ha chiesto retoricamente perché le soluzioni rivendicate non siano state applicate quando il centrosinistra era al potere: “Se i decreti di Renzi e di Monti sono stati così risolutivi perché ci stiamo ancora occupando dell’Ilva? Sono certa che abbiate delle soluzioni migliori, mi chiedo perché non le abbiate messe in campo quando eravate al governo”.
Meloni ha poi assicurato: “Il nostro obiettivo è quello di dare continuità alla produzione dell’acciaio in Italia, non cedere alle interdizioni e al tempo stesso garantire l’occupazione di chi finora ha lavorato in Ilva, in una cornice di pieno rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini. Seguiamo l’andamento della gara in corso per non pregiudicare la situazione dei lavoratori e degli impianti”.
Poche ore più tardi, alla Camera dei Deputati, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha invece risposto in question time a un’interrogazione della deputata genovese di Noi Moderati Ilaria Cavo.
Il ministro ha riferito: “Nel decreto di ieri sera abbiamo dato ulteriori risorse, 41 milioni di euro, all’amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia nell’ambito del piano concordato con la Commissione europea per mantenere il riscaldo degli altiforni nella speranza che la Cassazione, come sembra trapelare da quello che il procuratore generale ha già scritto, incredibile per la severità con cui tratta la sentenza alla Corte d’Appello, abbiamo deciso di mantenere il riscaldo dell’impianto dando gli risorse il tempo utile di aspettare la sentenza alla Corte di Cassazione”.
“Nel contempo abbiamo dato indicazione ai commissari di reperire sul mercato internazionale sia le bramme necessarie per i laminatoi di Taranto, e le prime due navi sono già sbarcate per consentire comunque ai laminatoi di lavorare in una partnership con soggetti terzi, e poi di fare altrettanto per quanto riguarda i coils per gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure”.
“Ci vuole del tempo – ha aggiunto il ministro – perché l’ordine dei coils come per le bramme occorre farle sul mercato internazionale, dovranno farle i partner industriali dell’amministrazione straordinaria la merce arriverà nei prossimi mesi e si potrà garantire così una continuità produttiva degli stabilimenti a valle, sia per Taranto con i laminatoi, sia per Genova e Novi Ligure, in attesa dell’assegnazione ai proponenti la cui gara è stata necessariamente prorogata sino al 9 di novembre per sapere quale sarà la sentenza della Cassazione, se confermerà o come appare nelle prime documentazioni smentirà clamorosamente la Corte d’Appello”.
“Questo non possiamo non tenerne conto, perché quello è un altro ordine, l’ordine giudiziario, e voi sapete che è sorprendente nelle sue decisioni. Ricorda a me stesso all’aula che c’è stato un sequestro di un altoforno probatorio che dura credo da un anno e mezzo, probatorio, non è mai accaduto credo nella storia giudiziaria, accade a Taranto”, la conclusione di Urso.
I commenti
“È stato dato mandato ai commissari di acquisire coils per Genova e Novi Ligure. La risposta del ministro Urso al question time proposto oggi alla Camera dei Deputati ufficializza le operazioni di approvvigionamento alternativo e apre ufficialmente alla prospettiva che può permettere allo stabilimento di Genova di non fermarsi ma di continuare a produrre in attesa dell’assegnazione della gara per la vendita di ex Ilva e della sentenza della corte di Cassazione. Una posizione in linea con le richieste arrivate dai lavoratori e dalle istituzioni locali: Genova non può fermarsi, avvio di un piano di acquisto di coils da altri fornitori in attesa di capire se potrà o meno tornare a essere ancora Taranto a fornire il materiale per le lavorazioni a freddo. Il ministro ha precisato che dal mandato ai commissari all’acquisto all’arrivo materiale dei coils ci vuole tempo. L’auspicio pertanto è che i commissari velocizzino al massimo questa operazione per avere materiale da lavorare a freddo quando finiranno le scorte per raggiungere l’obiettivo, confermato e dichiarato dal ministro, di garantire la lavorazione a Genova Cornigliano e negli stabilimenti del Nord, oltre che nell’area a freddo di Taranto (a cui sono già arrivate bramme acquistate). L’impostazione è corretta ed è un passo avanti rilevante. Ora è una questione di tempi ed è importante che siano brevi”. Cosi Ilaria Cavo, deputata di Noi Moderati e vicepresidente della Commissione Attività Produttive della Camera, che oggi ha presentato il question time al ministro Urso sulle aree a freddo e nello specifico su Cornigliano. “L’interrogazione si è focalizzata sulla prospettiva delle lavorazioni a freddo, nella consapevolezza che il quadro complessivo di ex Ilva deriva da una situazione drammatica ereditata e da ostacoli ideologici incontrati nella ricerca di acquirenti, come ha precisato oggi la premier Meloni, oltre che da una sentenza della magistratura che ha pesato come un macigno”, conclude Cavo.
“Salutiamo con favore le dichiarazioni del Ministro Urso al Qustion Time: ora si passi dalle parole ai fatti. Apprendiamo con favore le dichiarazioni del Ministro Urso nel question time alla Camera arrivate nel primo pomeriggio, posizioni che si aggiungono allo stanziamento di ulteriori 41 milioni per mantenere gli altoforni in riscaldo. Poche ore fa è arrivata dal Ministro l’indicazione ai commissari di acquistare bramme e coils sul mercato internazionale per garantire la continuità produttiva di Genova, Novi Ligure e Taranto. Questo è un primo segnale che va nella direzione giusta, da noi sollecitata da mesi”. Lo scrivono in una nota congiunta Giuseppe Gulli, Segretario regionale Uilm con delega Area Metropolitana Genovese, e Fabio Cabonaro, Funzionario Uilm Genova. “È la soluzione ponte che chiedevamo per evitare lo spegnimento degli impianti e la chiusura definitiva.Ora però alle parole devono seguire i fatti. Ci aspettiamo che questi annunci si traducano immediatamente in un documento programmatico chiaro per il superamento della crisi dell’ex Ilva, con un piano industriale credibile, la decarbonizzazione e la piena garanzia occupazionale e salariale”.
“Il Partito Democratico della Liguria e di Genova insieme ai Gruppi PD in Regione e in Comune, chiedono che il decreto del Governo sull’ex Ilva garantisca risorse adeguate e interventi concreti per assicurare la continuità produttiva degli impianti che non dipendono direttamente dall’area a caldo, con particolare attenzione agli stabilimenti di Genova e Novi Ligure. Il rilancio del polo siderurgico e la prospettiva di una soluzione per Taranto sono obiettivi importanti, ma non possono tradursi nell’abbandono degli altri siti industriali del gruppo. A Cornigliano ci sono lavoratrici e lavoratori, competenze e attività produttive che devono essere tutelati. Senza un approvvigionamento adeguato e senza garanzie sulla continuità delle lavorazioni, il rischio è compromettere ulteriormente il futuro industriale dei due territori. È grave che il problema dell’approvvigionamento degli impianti non direttamente collegati all’area a caldo non sia stato adeguatamente previsto. Adesso occorre recuperare il tempo perduto, individuando risorse certe e vincolate a questo obiettivo, evitando che gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure paghino il prezzo delle incertezze e dei ritardi del Governo. Il Governo non abbandoni i lavoratori: le risposte sono urgenti e non più rinviabili. Il Partito Democratico sosterrà tutte le iniziative necessarie affinché questo tema trovi una risposta concreta nel decreto e, se necessario, durante la sua conversione in legge. La tutela dell’occupazione e del patrimonio industriale del Paese deve riguardare tutti gli stabilimenti del gruppo, senza lasciare indietro nessun territorio e nessun lavoratore”, scrivono in una nota congiunta i consiglieri regionali e comunali del Partito Democratico