Cultura

David Tennant è un vicario britannico, in questa miniserie thriller su Netflix che non concede tregua

David Tennant, l’attore che per anni ha incarnato il Dottore più amato di Doctor Who, ha costruito una carriera fatta di scelte coraggiose e imprevedibili. Ma c’è una serie, passata quasi in sordina nel settembre 2022, che merita di essere riscoperta: Inside Man. Prodotta per BBC One e approdata su Netflix appena una settimana dopo il debutto britannico, questa miniserie in quattro episodi è un thriller psicologico che non ti concede tregua. E non importa se su Rotten Tomatoes si ferma a un 67 per cento: i numeri, a volte, mentono. O almeno non raccontano tutta la storia.

Inside Man intreccia due narrazioni apparentemente distanti. Da una parte c’è Jefferson Grieff, interpretato da Stanley Tucci con quella precisione chirurgica che lo contraddistingue. Grieff è un ex professore di criminologia ora rinchiuso nel braccio della morte in Arizona, accusato di aver ucciso sua moglie. Dal suo carcere, continua a offrire consulenze su casi criminali, analizzando la psiche umana con lucidità disturbante. Dall’altra parte dell’oceano c’è Harry Watling, un vicario britannico interpretato da David Tennant. Harry è un uomo comune, integro, con una vita tranquilla. Finché un giovane tormentato dai sensi di colpa non gli consegna una chiavetta USB contenente materiale pedopornografico.

Da quel momento, la vita di Harry implode. Una serie di coincidenze sfortunate e incontri mal calibrati lo trasformano nel principale sospettato. E invece di chiarire la sua posizione, Harry compie scelte sempre più disastrose nel tentativo di proteggere sé stesso e suo figlio. È qui che Inside Man mostra il suo volto più inquietante. Non si tratta di un thriller classico, dove il protagonista ha tutto sotto controllo e un piano geniale in tasca. Tennant interpreta un uomo che perde il controllo minuto dopo minuto, episodio dopo episodio. Ogni sua decisione, per quanto comprensibile nella disperazione del momento, lo intrappola ulteriormente in una ragnatela di bugie e conseguenze impreviste.

Questo è David Tennant come raramente l’abbiamo visto: fragile, sopraffatto, umano nella sua fallibilità. Un uomo comune che scopre quanto sia sottile il confine tra l’innocenza e la colpa, tra la dignità e la rovina. La serie è opera di Steven Moffat, showrunner storico di Doctor Who e creatore di Sherlock. Moffat sa come costruire suspense, come stringere le viti della tensione fino al punto di rottura. E Inside Man è forse il suo lavoro più claustrofobico e moralmente ambiguo. Accanto a Tennant e Tucci, troviamo Dolly Wells, Lyndsey Marshal e Dylan Baker, un cast che sostiene con solidità un meccanismo narrativo complesso.

Con soli quattro episodi, Inside Man non chiede un impegno monumentale. Sono poche ore, concentrate, intense. Il tipo di serie che divori in una sera e che poi continua a risuonare nella tua mente per giorni. Paul McGuigan, alla regia, costruisce un’atmosfera opprimente, dove anche gli spazi domestici diventano trappole. Non è una serie facile. Ma se sei in cerca di un thriller che ti scuota davvero, che ti faccia riflettere sulla fragilità delle nostre certezze morali, Inside Man è una visione obbligata. David Tennant ci ricorda ancora una volta perché è uno degli attori più interessanti della sua generazione: perché sa sparire dentro i suoi personaggi, anche quando questi personaggi stanno cadendo a pezzi.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »