Puglia

I braccianti del ghetto di Foggia occupano la Basilica di San Nicola

“Senza di noi l’Italia si ferma”. È quello che si legge su uno dei cartelli esposti dai circa 200 braccianti agricoli del ghetto foggiano di Torretta Antonacci, nel comune di San Severo, che da questa mattina hanno occupato la Basilica di San Nicola a Bari. Sono saliti sui bus all’alba, in segno di protesta contro il fallimento del progetto di bonifica del ghetto, che doveva essere finanziato con 30 milioni del Pnrr. “Eppure – spiegano in una nota a firma della Usb Braccianti – non siamo clandestini. Viviamo nelle baracche perché ci avete reso ostaggio della vostra burocrazia. Abbiamo in tasca i permessi C3, i rinnovi, le richieste di asilo ferme da anni nelle questure e nelle commissioni”.

Provano a fare sentire la loro voce tra le navate romaniche della Basilica che ospita le spoglie del santo ‘amante dei forestieri’, perché, spiegano “questo è l’unico luogo di questa città in cui la nostra vita vale ancora qualcosa”. “E da qui non ce ne andiamo – continuano – finché il presidente della Regione Puglia Decaro e il governo Meloni non daranno un segnale chiaro e concreto: soluzioni vere contro le baracche, subito, e documenti per tutti. Non parole, non tavoli, non promesse. Atti”.

La Basilica, fanno sapere, è solo il primo passo. “Davanti a noi c’è la stagione della raccolta del pomodoro e siamo pronti a fermarla” dicono ancora. Promettono scioperi, presidi permanenti, blocchi in tutta la Capitanata. Chiedono “lo stanziamento immediato, con fondi nazionali, di risorse pari a quelle perse, vincolate al superamento reale di Torretta Antonacci; acqua, luce, servizi igienici e infrastrutture di base da subito nell’insediamento, perché nessuno può sopravvivere un’altra estate così; documenti per tutti: sblocco immediato dei permessi, dei rinnovi e delle richieste di asilo ferme da anni, rilascio di un permesso biennale per ricerca occupazione”. E chiedono per quelle braccia, “grazie alle quali il cibo arriva sulle vostre tavole”, “non la carità, ma la giustizia e la dignità che è riconosciuta a ogni essere umano”.




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