Bce, dopo il flop Lagarde parte il toto-presidente
“Il mio mandato scade nell’ottobre del 2027. Ritengo che la mia missione sia garantire la stabilità dei prezzi. E poiché ci troviamo nuovamente in una fase di turbolenza, credo che il capitano della nave Bce debba restare al suo posto”, ha detto Christine Lagarde in un’intervista esclusiva pubblicata ieri da Les Echos. Ma attenzione, la numero uno della banca centrale non esclude una partenza anticipata se il mare dovesse tornare calmo. E soprattutto non esclude di intervenire nella campagna elettorale delle presidenziali francesi. “È possibile. Credo che una voce europea debba essere presente nel dibattito” e “se dovesse emergere una visione che metta in discussione l’ancoraggio europeo della Francia, sarebbe necessario spiegare perché quella strada sarebbe dolorosa per il nostro Paese e per i suoi cittadini”, ha risposto al quotidiano transalpino. Aggiungendo che nei prossimi mesi potrebbe avere anche un confronto diretto con alcuni dei candidati. Che cosa direbbe loro? “La Francia dovrà assumere decisioni coraggiose su temi difficili. I candidati alla presidenza hanno il dovere di affrontare questi problemi e di proporre soluzioni”, ha risposto Lagarde.
Che la presidente potesse lasciare la Bce prima della fine del suo mandato di otto anni non è un’ipotesi nuova. La bomba era stata infatti sganciata a metà febbraio dal Financial Times con un’indiscrezione che molti osservatori hanno interpretato come tutt’altro che casuale. Facendo trapelare opportunamente alla stampa la possibilità di un addio anticipato, Lagarde ha infatti costretto i candidati a uscire allo scoperto e gli Stati dell’Eurozona ad avviare le proprie attività di lobbying. La successione è, inoltre, accompagnata da altri due cambiamenti che rimodelleranno la Bce entro la fine del 2027: la carica di capo economista, attualmente ricoperta dall’irlandese Philip Lane, diventerà vacante a maggio 2027; quella di Isabel Schnabel, l’influente tedesca membro del consiglio direttivo, terminerà a dicembre 2027. Inoltre, il vicepresidente, lo spagnolo Luis de Guindos, a inizio giugno ha lasciato l’incarico ed è stato sostituito da Boris Vujcic.
Ad accelerare il cantiere per trovare chi prenderà il posto di madame Lagarde, è stato anche l’addio a sorpresa alla guida della Banca di Francia di François Villeroy de Galhau, che ha assunto la guida della fondazione Apprentis d’Auteuil. Al suo posto è arrivato Emmanuel Moulin.
Nel totonomine per il futuro vertice della Bce negli ultimi mesi sono già circolati i nomi dell’olandese Klaas Knot, dello spagnolo Pablo Hernández de Cos e dell’attuale capo della Bundesbank Joachim Nagel. Anche Isabel Schnabel, membro del consiglio esecutivo di Francoforte, ha dichiarato di essere interessata al ruolo. Secondo il sondaggio pubblicato da Omfif (Official monetary and financial institutions forum), think tank molto seguito nel mondo delle banche centrali, non esiste un favorito netto: tre candidati risultano praticamente appaiati. Il gruppo di testa al momento sarebbe composto da Schnabel, Villeroy de Galhau e l’ex commissario europeo Olli Rehn.
La Germania non ha mai espresso un presidente e nemmeno la Spagna. Ma bisogna ricordare che la nomina della stessa Lagarde, nel 2019, era avvenuta dopo che Macron e Angela Merkel avevano raggiunto un accordo: a una francese il controllo dell’Eurotower e a una tedesca, l’allora ministro della Difesa, Ursula von der Leyen, la presidenza della Commissione Ue. Di certo, la mossa di Lagarde conferma la politicizzazione delle banche centrali che da baluardi tecnici dell’ortodossia monetaria stanno diventando alfieri politici degli interessi nazionali.
Alla domanda di Les Echos se prenderebbe in considerazione un coinvolgimento diretto nella campagna elettorale o una candidatura personale, Lagarde ha inizialmente risposto “ci rifletterò”, per poi precisare: “Sto scherzando. Credo che non sia un tema di attualità”. Ma nelle grandi partite istituzionali le battute servono spesso a sondare il terreno.
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