Dal folklore alle tradizioni, il Redentore racconta la Sardegna: a Nuoro sono giorni di festa e identità
NUORO – Prima le maschere tradizionali del Nuorese, ieri. Oggi gli abiti dell’Isola e, in queste ore, il Festival del folklore. La 126ª Festa del Redentore entra nel vivo attraverso tre appuntamenti che, pur diversi tra loro, compongono un unico grande racconto della cultura e dell’identità sarda.
Ieri le vie di Nuoro sono state attraversate dalle maschere tradizionali del Nuorese, espressione di un patrimonio antico fatto di ritualità, simboli e figure che continuano a rappresentare una parte profonda della cultura popolare della Sardegna centrale. Un appuntamento che ha aperto il fine settimana del Redentore nel segno delle tradizioni più antiche e che oggi ha lasciato spazio alla grande rappresentazione degli abiti dell’Isola.

Redentore 2026, esibizione delle maschere tradizionali
La 126ª Festa del Redentore si sviluppa quest’anno attraverso una sequenza di appuntamenti che mettono al centro la cultura popolare sarda, ma anche alcune importanti novità nella costruzione della manifestazione.
Questa mattina, infatti, Nuoro ha accolto il “Cammino del Redentore”, la nuova denominazione scelta per la tradizionale sfilata dei costumi. Non è soltanto un cambio di nome: l’edizione 2026 ha introdotto un percorso completamente ripensato, più lungo e articolato, con l’obiettivo di riportare la manifestazione dentro il tessuto della città.

Alessandra Todde, Emiliano Fenu e monsignor Mura
Il corteo è partito dalla Cattedrale di Santa Maria della Neve, attraversando diverse vie del centro fino a raggiungere anche il Municipio, dove si è svolto il saluto istituzionale. Il nuovo itinerario, lungo circa 4,8 chilometri, ha consentito di coinvolgere maggiormente gli spazi cittadini e di creare un rapporto più diretto tra il corteo e il pubblico.
Una scelta che dà un significato particolare anche alla partenza dalla Cattedrale. La novità di quest’anno è infatti il tentativo di rendere più evidente il legame tra la dimensione religiosa del Redentore e quella culturale e popolare.

Redentore 2026. Il saluto istituzionale ai gruppi folk
Da qui sono partiti i gruppi in abito tradizionale, con una novità significativa anche nella composizione del corteo: per la prima volta sono stati riuniti in apertura tutti i 17 gruppi e associazioni folk di Nuoro, seguiti dalle numerose rappresentanze provenienti dagli altri territori della Sardegna. In totale, oltre duemila figuranti hanno preso parte al Cammino, accompagnati nella parte conclusiva da cavalieri e amazzoni.

Redentore 2026. Abiti tradizionali di Nuoro
Per le strade della città hanno così sfilato costumi diversi per fogge, colori, tessuti e ornamenti. Una successione di tradizioni locali che racconta una Sardegna nella quale ogni comunità conserva una propria identità, ma trova nella festa un’occasione per incontrare le altre. Il costume tradizionale diventa quindi molto più di un elemento folkloristico. È il segno visibile di una memoria che passa attraverso le generazioni, di saperi artigianali e di appartenenze territoriali che continuano a essere riconosciute e valorizzate.
Il nuovo percorso è stato pensato anche con una maggiore attenzione all’accessibilità. L’organizzazione ha previsto aree riservate alle persone con disabilità e servizi dedicati, nell’ottica di rendere la festa più inclusiva e consentire a un pubblico più ampio di assistere al corteo.

Redentore 2026. Abiti tradizionali di Nuoro
Il Redentore è anche il risultato di un grande lavoro collettivo che coinvolge, accanto all’Amministrazione comunale, la Diocesi e la Curia di Nuoro, le associazioni culturali e i gruppi folk, le comunità delle maschere tradizionali, cavalieri e amazzoni, musicisti, tenores e formazioni corali. A rendere possibile la manifestazione contribuiscono inoltre volontari, forze dell’ordine, servizi di emergenza, operatori dell’accoglienza e tutte le realtà impegnate nella logistica e nella gestione degli appuntamenti. Un sistema articolato di persone e competenze al quale si aggiunge la comunità nuorese, parte integrante di una festa che, anno dopo anno, coinvolge l’intera città e richiama visitatori da tutta la Sardegna.
Anche la comunicazione contribuisce oggi ad ampliare la partecipazione: le tre principali manifestazioni del fine settimana – la sfilata delle maschere tradizionali del Nuorese, il Cammino del Redentore e il Festival del folklore (che quest’anno si svolge nella suggestiva cornice dei giardini di piazza Vittorio Emanuele – sono state trasmesse in diretta sulle nostre pagine social, permettendo di seguire la festa anche a chi non è presente fisicamente a Nuoro.

Festival del Folklore, tenore Funtana Vona di Orgosolo
La 126ª edizione cerca così un equilibrio tra continuità e cambiamento. Cambia il percorso, cambia il modo di presentare e raccontare la manifestazione, cresce l’attenzione all’accessibilità, ma resta intatto il cuore della festa: il rapporto tra Nuoro, la Sardegna e il Redentore del Monte Ortobene.
Il programma proseguirà nei prossimi giorni fino agli appuntamenti religiosi conclusivi, con il pellegrinaggio verso il Monte Ortobene. Il nuovo “Cammino” rappresenta quindi anche un passaggio simbolico: la tradizione non viene semplicemente riproposta, ma rimessa in movimento, dentro una città che vuole riconoscersi nel proprio patrimonio e contemporaneamente aprirlo a chi arriva da fuori.
Dalle maschere agli abiti, dai canti alle danze, il Redentore 2026 sta mostrando ancora una volta quanta parte della Sardegna possa ritrovarsi a Nuoro. Una festa che conserva la propria storia, ma prova a guardare al futuro attraverso un percorso nuovo, più inclusivo e più vicino alla città.
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