Umbria

Cultura, patto tra sei regioni del centrosinistra: rete comune contro tagli e «mancanza di visione»

di Danilo Nardoni

Sancito a Perugia un patto tra regioni, governate dal centrosinistra, in tema di cultura. All’incontro dal titolo «La cultura, nonostante», organizzato dal gruppo consiliare del Pd in Assemblea legislativa dell’Umbria, tra gli altri è intervenuto l’onorevole Matteo Orfini, esponente della Commissione Cultura della Camera. Per stringere la sinergia, nel chiostro esterno della Casa dell’Associazionismo erano presenti gli assessori regionali alla Cultura dell’Emilia-Romagna Gessica Allegni, della Toscana Cristina Manetti e, ovviamente, il vicepresidente della Regione Umbria Tommaso Bori, con delega alle politiche culturali, mentre da remoto sono intervenuti quelli della Campania Onofrio Cutaia, della Puglia Silvia Miglietta e della Sardegna Ilaria Portas.

Buone pratiche Assessori che già nel luglio scorso si erano ritrovati uniti contro i tagli alla cultura, con un percorso che è andato poi avanti fino ad arrivare a una piattaforma comune e ora a un primo documento condiviso che sarà sottoposto anche alla commissione cultura della conferenza Stato-Regioni. In un contesto nazionale e internazionale in cui la cultura «si trova a dover pagare anche il costo delle guerre, con tagli e continui svilimenti», il Partito democratico, come è stato sottolineato a inizio incontro, vuole ripartire dalla cultura, «dalla sua importanza e dalle buone pratiche messe in campo dalle amministrazioni progressiste delle regioni che vengono governate dal centrosinistra».

Asse di sviluppo «Buone pratiche» e attività culturali che le sei regioni (Umbria, Campania, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Toscana) hanno quindi deciso di far dialogare, al fine di costruire una rete nazionale e una sinergia sempre più strutturata. «La cultura nel nostro Paese – ha affermato l’onorevole Orfini – può essere un grande asse di sviluppo, però bisogna crederci non solo con finanziamenti ma anche con politiche adeguate che tutelino lavoratori e lavoratrici della cultura e che aiutino la sua diffusione. Purtroppo, in questi anni sono stati fatti grandi passi indietro per una mancanza di visione del governo Meloni che non ha investito in questo settore, mentre noi delle regioni del centrosinistra stiamo facendo l’opposto e i risultati si vedono. Noi diciamo che un modello diverso è possibile».

Il Testo unico Per quanto riguarda l’Umbria è stato messo al centro il Testo unico sulla cultura, ora all’esame dell’Assemblea legislativa regionale. «La cultura – ha sottolineato Bori – non può essere l’ultima delega a cui si guarda e la prima a cui si tagliano i bilanci e per questo ci ritroviamo oggi con tutti gli assessori delle regioni progressiste d’Italia per siglare un patto di intenti con un documento vero che parla di cinema, teatro, danza, impresa creativa e soprattutto non fa sconti a un governo che sta tagliando e sta riducendo gli spazi alla cultura considerandola come fanno da sempre una cosa con cui non si mangia. Con la cultura invece si cresce e si fa anche economia perché ogni euro investito in cultura ha rendimento tre».

Infrastruttura pubblica All’appuntamento, coordinato dalla responsabile Cultura del Pd Umbria, Elena Ranfa, sono intervenuti anche la presidente della Regione, Stefania Proietti, la presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Sarah Bistocchi, e il consigliere regionale Luca Simonetti, presidente della Commissione Cultura di Palazzo Cesaroni. I vari interventi dei rappresentanti delle Regioni hanno tutti sottolineato un quadro nazionale che evidenzia «una crescente mancanza di visione sulla cultura». L’idea che sta alla base del documento è quindi quella che vede il settore come infrastruttura pubblica strategica, come spazio di produzione, innovazione, emancipazione e trasformazione sociale».

I principi Partendo dal contesto, si è arrivati poi ai principi che guidano questa visione: quello «della qualità, per rafforzare i sistemi culturali», e quello «dell’accessibilità, per allargare realmente la partecipazione». In un contesto «segnato da tagli e instabilità delle risorse nazionali», le Regioni hanno poi ricordato che stanno già svolgendo «un ruolo decisivo per garantire continuità al sistema culturale». In diversi casi stanno costruendo strumenti strutturali propri, programmazioni pluriennali e di sostegno alle filiere territoriali. Sono vari i temi toccati dal documento e ricordati durante l’incontro di presentazione: cinema e audiovisivo, lavoro culturale e formazione, codice dello spettacolo e fondazioni lirico-sinfoniche, imprese culturali e creative, spazi culturali, welfare culturale.

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