Il Trofeo Papà Cervi torna dopo 7 anni. Ciclismo, memoria e Resistenza corrono assieme a Gattatico

Ciclismo, memoria, Resistenza. Torna dopo sette anni di assenza il Trofeo Papà Cervi, partenza e arrivo a Praticello di Gattatico, pianura reggiana, aperto alle categorie èlite e under 23. Una festa della bicicletta dedicata ad Alcide Cervi, scomparso nel 1970, padre dei sette fratelli fucilati dai fascisti il 28 dicembre 1943 per la loro attività partigiana e decorati con la medaglia d’oro al valor militare. Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio e Ettore: la loro memoria vive nella Casa-museo. La corsa è nata nel 1971 ed ha avuto il merito nei suoi primi anni di vita di portare in Europa corridori dei paesi del blocco sovietico. Quella del 1° maggio sarà la cinquantesima edizione.
Il film e la nascita di un’idea
Nel 1968 il regista Gianni Puccini gira a Reggio Emilia il film “I Sette Fratelli Cervi”, tratto dalla biografia di Alcide Cervi. Tra le numerose comparse c’è anche un gruppo di ciclisti, appartenenti alle maggiori società reggiane rappresentati nell’atto di partecipare a una gara davanti ai fratelli partigiani. Nel 1970 Alcide Cervi muore, a 95 anni. Ai suoi funerali, a Campegine, interviene una folla oceanica. La società organizzatrice, la Ciclistica Gattatico, decide allora di cambiare il nome alla sua corsa, da Coppa 1° maggio a Trofeo Papà Cervi.
Il circuito
Il circuito, con partenza e arrivo a Praticello di Gattatico è di 9,9 chilometri: verrà percorso 16 volte, per un totale di 153 chilometri. Il tracciato attraversa l’abitato di Gattatico e tocca la Casa Museo dei Fratelli Cervi. La partenza della corsa è fissata alle 13.30. Sono previste una gara gimkana e una mostra fotografica con immagini di ogni edizione della corsa. Dopo la gara birra, gnocco fritto e salumi per tutti. 160 i corridori al via. C’è anche una squadra ucraina.
Il ricordo di Adelmo Cervi
Adelmo Cervi, figlio di Aldo, il terzo dei fratelli Cervi, nipote di Alcide, è la memoria storica della Resistenza reggiana e della corsa, che ne è stata una sorta di emanazione festosa e commovente. “È una gara intitolata alla memoria e al ricordo del nonno, e si tiene il 1° maggio, una data simbolica e importantissima. Ho sempre avuto una grandissima passione per il ciclismo. Ho visto correre Coppi, ho tifato per lui, per il “Cit” De Filippis, fino a Gimondi e Pantani. Ma i corridori che mi appassionavano davvero erano i faticatori, quelli che non vincevano mai e sudavano assai di più dei loro capitani. I veri proletari del pedale: ne ammiravo la dedizione, la forza, la volontà. E poi la bicicletta è stato il mezzo della Resistenza: degli uomini, ma soprattutto delle donne, delle staffette partigiane che rischiavano la vita in sella. La mia prima bici era molto più grande di me, le sono sempre stato molto affezionato”. Adelmo Cervi sta girando l’Italia con il suo libro “I miei sette padri” e sta portando nelle scuole il documentario omonimo. “È il mio modo di tenere viva la memoria della nostra famiglia, del suo sacrificio per la libertà e la dignità dell’Italia contro la barbarie fascista e nazista”.
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