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Consegnata nave “Tritone” alla Marina Militare: si rafforzano le capacità underwater nazionali

Fincantieri, attraverso il proprio Polo Tecnologico della Subacquea, ha consegnato martedì 14 aprile alla Marina Militare italiana, presso il cantiere di Palermo, l’unità polivalente di supporto “Tritone”, concepita per garantire la massima versatilità operativa, con particolare riferimento alle attività nella dimensione subacquea.

Il rinnovamento della componente di supporto alle attività sottomarine

La Marina Militare, nell’agosto 2025, aveva avviato l’iter per dotarsi in tempi brevi di una unità polivalente di supporto per l’attività sottomarina tramite l’acquisizione sul mercato di un offshore supply vessel da sottoporre poi a lavori di adeguamento. L’esigenza operativa espressa dalla forza armata per giustificare questa scelta, era determinata dall’assicurare la continuità delle attività di supporto e ricerca a favore dei reparti della Marina Militare, inclusa quella relativa al soccorso di sottomarini in difficoltà, nonché del Polo Nazionale della dimensione Subacquea (PNS), il nuovo centro di ricerca e sperimentazione di La Spezia frutto della sinergia tra industria, accademia e forza armata. La problematica principale, infatti, era data dalla progressiva e rapida dismissione – per raggiunti limiti strutturali/capacitivi determinati dall’anzianità – delle unità navali che sino ad allora svolgevano i medesimi compiti.

L’articolato programma di adeguamento a cui è stata sottoposta nave “Tritone” da parte di Fincantieri, ha permesso di potenziarne le capacità operative e di rafforzarne l’integrazione con il sistema delle competenze nazionali della Marina Militare. La configurazione modulare e la flessibilità degli spazi consentono di ricoverare, movimentare, alimentare e mantenere carichi diversificati – inclusi sistemi senza equipaggio aerei, di superficie e subacquei – garantendo una rapida riconfigurazione in base alle missioni da assolvere. La sua architettura modulare costituisce un fattore decisivo non solo per la versatilità d’impiego, ma anche in chiave prospettica: permette infatti l’adozione di sistemi tecnologici sempre aggiornati senza intervenire sulla piattaforma madre, assicurando rapidità di adattamento rispetto alle esigenze operative emergenti.

Apripista per le future navi di supporto sottomarino

Nave Tritone non sarà solamente la nuova unità di supporto per il dominio underwater, ma fungerà da abilitante per la definizione dei requisiti delle nuove unità da progettare, ovvero le future Unità Polivalenti per la Sorveglianza della Dimensione Subacquea (UPSDS), che entreranno a far parte della flotta a partire dal 2031. Grazie alle numerose sperimentazioni che condurrà, l’unità contribuirà allo sviluppo di soluzioni tecnologiche e operative fondamentali per affrontare un dominio – quello subacqueo – sempre più strategico per la sicurezza nazionale.

Proprio per questa nuova visione strategica, l’Italia ha inaugurato il PNS di La Spezia: un centro di ricerca per nuove tecnologie nel dominio underwater all’avanguardia in Europa e nel mondo che mette a sistema la Difesa, il settore privato (industria, Pmi e start-up) e il mondo accademico. L’Italia, al momento, è l’unico Paese che ha fatto la scelta di mettere a sistema tutti gli attori marittimi interessati alla subacquea per sviluppare tecnologia. Il Polo è quindi un inedito modello di hub tecnologico (proposto anche in ambito NATO) e un’incisiva espressione di “sistema-Paese”, per la tutela dei vitali interessi nazionali, correlati al mondo sommerso.

Tornando a nave “Tritone”, l’unità è lunga 81,7 metri e larga 18, con un pescaggio di 5,7 metri e un dislocamento di circa 6650 tonnellate. Come accennato, l’unità è di provenienza civile, riadattata da Fincantieri per operazioni militari (scelta fatta anche da altre marine per navi con compiti omologhi).

La Marina Militare aveva espresso, tra i requisiti di acquisto, che la nave avesse un’ autonomia di 4mila miglia a 11 nodi; un sistema integrato per la propulsione e la generazione di energia elettrica; una superficie di lavoro in coperta di almeno 560 metri quadri; un sistema di posizionamento dinamico di classe 2 (ossia formato da 2 impianti di alimentazione separati e indipendenti); una disponibilità di 60 posti letto per l’equipaggio e personale aggiuntivo; e una gru da 40 tonnellate di portata massima.


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