Economia

Commerzbank in assemblea: no a UniCredit, più valore da soli

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – No a UniCredit, sì a una Commerzbank indipendente. A Wiesbaden va in scena l’assemblea dell’orgoglio Commerzbank, scandito dai soci in fila già un’ora prima dell’inizio dei lavori e vestiti con il giallo di ordinanza, presente anche nello slogan ufficiale “We own yellow”. E non mancano i cartelli “UniCredit go away”, che cercano di esorcizzare la paura dell’invasore italiano. La partecipazione è consistente: al RheinMain Congress Center ci sono 1.030 soci e il 41,84% del capitale, vale a dire circa il 70% delle azioni non riferibili a UniCredit, la cui esposizione potenziale complessiva supera il 40 per cento.

La posizione della banca è chiara, lo ribadiscono il presidente Jens Weidmann e l’a.d. Bettina Orlopp, in discorsi spesso interrotti dagli applausi dalla platea: i soci non devono aderire all’offerta pubblica di scambio dell’istituto guidato da Andrea Orcel perché non riflette il valore di Commerzbank, si basa su un piano vago e rischioso e ha prospettive di creazione di valore inferiori a quelle della strategia stand alone “Momentum 2030”. Orlopp, tuttavia, non chiude del tutto la porta e ribadisce la disponibilità di sedersi al tavolo delle trattative, ma solo se UniCredit offrirà un premio agli azionisti e metterà a punto un piano che riconosca i punti di forza e rispetti la strategia della banca tedesca.

Weidmann: Orcel ha compromesso la fiducia

«La nostra raccomandazione è chiara: non accettate l’offerta di UniCredit», ha scandito Weidmann, spiegando ai soci che, «come azionisti di UniCredit», si troverebbero «in una posizione economica nettamente peggiore rispetto a quella che» avrebbero «in base alla partecipazione diretta in una Commerzbank indipendente». «È evidente che l’operato di UniCredit, costantemente privo di coordinamento, e la sua ripetuta comunicazione fuorviante hanno compromesso in modo significativo le basi per una collaborazione costruttiva e basata sulla fiducia – ha attaccato Weidmann -. Anche le relazioni fondamentali di Commerzbank, basate sulla fiducia e sull’affidabilità, e la motivazione dei collaboratori sono gravemente minacciate». Chi aderisce all’ops secondo Weidmann si espone così a «rischi considerevoli», tra cui «l’elevata esposizione ai titoli di Stato italiani, una quota nettamente più elevata di asset in sofferenza e un’attività in Russia ancora significativa». Weidmann ha ribadito quindi la convinzione che l’attuale strategia della banca, che «funziona», offrirà «un potenziale di creazione di valore considerevole e più sostenibile con un rischio di attuazione inferiore rispetto» all’ops di UniCredit.

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Orlopp: da piani UniCredit impatto di 1 miliardo sui ricavi

Orlopp, da parte sua, Orlopp ha stimato che «l’impatto negativo» dei piani di UniCredit «sui ricavi» di Commerzbank «supererebbe nettamente il miliardo di euro». E anche in caso di fusione, da parte della banca italiana «le perdite di redditività sono state notevolmente sottovalutate, il potenziale di riduzione dei costi è stato stimato in modo troppo ottimistico e gli oneri di ristrutturazione sarebbero in realtà molto più elevati».

«Fin dall’inizio», l’approccio di UniCredit «è stato caratterizzato da pressioni pubbliche e da un modo di procedere sempre più aggressivo», ha accusato ancora Orlopp, che si è detta comunque «disponibile al dialogo, a condizione che vi sia una reale volontà di discutere i punti da noi sollevati». Se ci sarà «il chiaro intento di offrire ai nostri azionisti un premio interessante e un piano che tenga conto dei fattori di successo del nostro modello di business e della nostra strategia di innovazione», ha concluso, «in tal caso, siamo pronti a sederci al tavolo delle trattative in qualsiasi momento».


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