Emilia Romagna

Bologna era leggenda. Oggi cos’è rimasto e cosa cercano le nuove generazioni














Torna l’appuntamento con le principali notizie della settimana sul nostro canale dedicato a inchieste, focus e approfondimenti. Se le pagine di cronaca sono state ampiamente dedicate alle proteste dello scorso weekend, sfociate in violenti scontri davanti alla stazione, con immagini, reazioni della politica e testimonianze dei genitori e dei legali dei ragazzi arrestati, su Dossier abbiamo dato spazio ad altre tematiche. Dalla trasformazione della vita notturna bolognese alla mobilità elettrica, fino alla scuola.

Partiamo dalla notte bolognese. Che un tempo era leggenda. E oggi? 
Dopo il nostro reportage sulle sette albe al Bar Maurizio, dove prima ancora che sorga il sole si incrociano vite e racconti di chi tira tardi e di chi si alza presto, continuiamo il nostro viaggio alla scoperta di una città che, negli anni, ha cambiato profondamente il proprio modo di assaporare la notte. Un tempo la città delle torri contava grandi discoteche, locali sui colli e piste da ballo che richiamavano giovani da tutta Italia. Dal Ciak all’Art, passando per il Kinki, Noemi di Leonardo ha ripercorso gli indirizzi e le atmosfere di quella stagione, cercando di capire cosa sia rimasto di quei luoghi, cosa sorge al loro posto e anche come siano cambiate le abitudini delle nuove generazioni.  

Il nostro viaggio tra le discoteche di ieri e la città di oggi è qui: Quando Bologna ballava fino all’alba: cosa c’è oggi al posto delle discoteche perdute

Ma raccontare come è cambiata la movida significa anche interrogarsi su cosa rappresentasse, e cosa rappresenti oggi, per chi vive all’ombra dei portici. Tra gli anni Settanta e Novanta, i biasanòt attraversavano osterie e club e locali senza necessariamente avere una meta precisa. La notte era uno spazio di incontri, sperimentazioni culturali, musica e relazioni, in cui spesso nascevano idee e progetti. 

Oggi, in una città sempre più turistica, costosa e regolamentata, quanto è rimasto di quella spontaneità? E quanto incidono le trasformazioni urbane, le scelte politiche e le nuove esigenze dei giovani? Abbiamo provato a rispondere mettendo a confronto i ricordi di chi ha vissuto quella stagione con le voci di chi oggi si occupa della città e della sua vita notturna.  
L’approfondimento a firma di Ilaria Cecchinato si legge qui: Dai locali leggendari alle nuove abitudini dei giovani: cosa resta della Bologna delle notti infinite

Cambiamo completamente argomento per entrare nelle aule scolastiche. Sono giorni, come dicevamo, di mobilitazione. Tra le fila di chi fa sentire la propria voce ci sono gli studenti, tra cortei, blocchi e occupazioni che riportano al centro dell’attenzione le condizioni della scuola, il diritto allo studio e le richieste delle nuove generazioni. In questo clima di fermento, ci occupiamo anche di un altro tema laterale al mondo dell’istruzione, che continua a divider politica e famiglie: l’educazione sessuo-affettiva.

La nuova normativa voluta dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, introduce il consenso dei genitori per le iniziative dedicate all’affettività e alla sessualità nelle scuole secondarie, mentre pone divieti per quelle dell’infanzia e primarie. Ma cosa cambia concretamente? E cosa significa fare educazione sessuo-affettiva, al di là delle contrapposizioni di pensiero? Gianluca Notari ha ricostruito i contenuti della normativa e raccolto le voci di chi lavora ogni giorno con bambini e adolescenti, per capire quali conseguenze possano avere le nuove regole e perché il tema susciti posizioni così diverse.
L’approfondimento è qui: Educazione sessuale nelle scuole: cosa cambia con la nuova legge e perché è così divisiva

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Siamo sempre a caccia di storie interessanti e di spunti di riflessione da raccontare

Chiudiamo passando alla mobilità, con una domanda che riguarda un numero crescente di automobilisti specie alla luce del caro-carburante: scegliere un’auto elettrica conviene davvero? Per provare a rispondere, Benedetta Dalla Rovere ha percorso 1.500 chilometri tra Italia, Slovenia e Croazia, spendendo complessivamente 120 euro per le ricariche. Otto euro ogni cento chilometri, un risultato interessante, che però racconta soltanto una parte dell’esperienza. Perché viaggiare in elettrico significa anche programmare le soste, cercare le colonnine, confrontare le tariffe e fare i conti con tempi e abitudini diversi rispetto a quelli di un’auto tradizionale. 

Partendo da questa prova sul campo, abbiamo analizzato vantaggi e svantaggi della mobilità elettrica, con uno sguardo anche ai costi delle ricariche e alle infrastrutture disponibili nel capoluogo felsineo. 
Qui il racconto del viaggio e l’analisi: Auto elettriche, la rivoluzione alla prova dei fatti: ho percorso 1.500 chilometri con 120 euro. Ma conviene davvero?

Per questa settimana è tutto, ci rileggiamo il prossimo weekend. Nell’attesa, più in basso trovate qualche ulteriore spunto di lettura.

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