Bimba morta nell’incidente, il conducente viaggiava al doppio della velocità consentita: condanna confermata in appello

Viaggiava al doppio della velocità consentita in quel tratto di strada, nel territorio comunale di Corciano, scontrandosi con un’altra vettura e causando il decesso di una bambina. Per questo motivo la Corte d’appello di Perugia ha confermato la responsabilità del conducente nell’incidente, condanna a 2 anni e tre mesi tramite rito abbreviato, disponendo la sospensione della patente di guida per quattro anni.
Nel rigettare il ricorso presentato dalla difesa, i giudici hanno sottolineato come l’accertamento della velocità del veicolo investitore, stimata a 87 chilometri orari in un tratto con limite di 40 chilometri orari, sia stato condotto “secondo canoni di scienza ed esperienza” e sia inconfutabile. Anche ammettendo un margine di errore, ha scritto la Corte, la velocità sarebbe comunque rimasta ampiamente superiore al consentito, come del resto dimostrano “le conseguenze della collisione”, avvenuta in un frontale.
La sentenza respinge anche l’ipotesi, avanzata in sede di primo grado, che un possibile difetto del seggiolino auto possa aver contribuito alla tragedia. La consulenza tecnica, non contraddetta da altre prove, ha stabilito che il seggiolino su cui viaggiava la piccola era saldamente ancorato e la cintura allacciata. La lesione mortale riportata dalla bambina, hanno spiegato i giudici, “si sarebbe verosimilmente verificata anche con un seggiolino di ultima generazione”, data la violenza dello schianto.
La Corte ha, quindi, confermato il nucleo della condanna per omicidio stradale, ma ha rideterminato la sanzione accessoria. Invece della revoca della patente di guida, è stata disposta la sospensione della stessa per la durata di quattro anni. La modifica è motivata dal “comportamento positivamente valutabile dell’imputato” successivo ai fatt..
L’incidente, che provocò anche il ricovero in codice rosso della madre della bambina e il ferimento di altri due giovani, aveva sconvolto la comunità. Le indagini avevano inizialmente vagliato anche l’ipotesi di una possibile sbandata causata dall’attraversamento di un cinghiale, ma gli accertamenti tecnici e la consulenza hanno poi evidenziato come la velocità eccessiva e l’invasione della corsia opposta siano state le cause determinanti della collisione frontale.
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