Nuovo stadio Ferraris, Salis: “Entro fine mese via libera al progetto, a Genoa e Samp chiedo garanzie”
In questo modo verrebbero ricavati 10.694 metri quadrati per attività commerciali, 10 skybox (con 14 poltrone all’aperto e aree interne per il relax), locali di servizio come cucine e spogliatoi, e al livello più alto oltre 2mila metri quadrati tra ristoranti, lounge e spazi dedicati al tempo libero. I corpi aggettanti sovrasterebbero in parte la facciata storica, ma secondo il Comune non ci sono problemi di vincoli perché si tratta di una ricostruzione e non del prospetto originale.

Uno dei nodi più delicati è quello della capienza, destinata a ridursi ancora. Nei documenti presentati oggi a Tursi si dichiarano in totale 31.603 posti dopo la ristrutturazione, a fronte dei 33.205 posti odierni. Sono previsti 150 posti per disabili, di cui 65 in carrozzina.
Nel progetto (e nella cessione del diritto di superficie) rientra anche Villa Piantelli, che verrà destinata a funzioni di “accoglienza” durante le partite e ospiterà uffici ai piani superiori. Nelle vicinanze sarà ricavata un’area di parcheggio al servizio dei club, ma si prevede anche una piazza pubblica allo stesso livello di corso De Stefanis, liberamente fruibile durante la settimana.

Nella proposta dei club si parlava anche di concessione dei due aree di parcheggi (oggi pubblici) come pertinenze delle attività commerciali nelle aree di fronte allo stadio sul lato Bisagno. Ma gli uffici della Mobilità nel frattempo hanno chiesto che l’utilizzo fosse “limitato o escluso” per evitare il depauperamento di spazi per la sosta in un quartiere già in sofferenza.
I timori di commercianti e comitati
A esprimere timori sul progetto di restyling sono state le associazioni dei commercianti, preoccupate per l’insediamento di attività che potrebbero stravolgere il tessuto di Marassi. La sindaca Salis aveva rassicurato: “Abbiamo chiesto che non siano presenti strutture assimilabili alle grandi superfici di vendita alimentari. Snaturare l’anima sportiva dello stadio e renderlo assimilabile a un centro commerciale è qualcosa che non vogliono neanche le squadre”. E anche l’assessora al Commercio Tiziana Beghin aveva provato a disinnescare le polemiche parlando di nuova economia per il quartiere.
Ma pure i comitati di ambientalisti e residenti hanno storto il naso: “Si ipotizza un utilizzo estensivo dell’impianto per eventi di altra natura, ovvero extra-calcistici, con ulteriori opere infrastrutturali a supporto, come nuove rampe d’accesso, cancellate e tornelli da riposizionare verso il centro della piastra antistante le tribune, richiesta di parcheggi asserviti, concessione villa storica e sue pertinenze, oltre all’inserimento degli immancabili esercizi commerciali”.
Una mutazione urbanistica che, secondo l’associazione e il comitato, avverrebbe “senza considerare sia gli equilibri tra eventi realizzati e libera fruizione degli spazi del quartiere sia le caratteristiche proprie dei luoghi storici presenti, la cui privatizzazione risulta del tutto incompatibile con un percorso che miri ad una loro effettiva valorizzazione, destinandoli a soddisfare in primis l’interesse pubblico piuttosto che dei soggetti privati che ne vincolerebbero la destinazione ad altri fini”.




