Il rischio burnout, le vacanze, l’assenza degli altri big: perché Sinner ha rinunciato a Montreal. “Lui e il suo team sanno cosa sia meglio fare”
“Sinner e il suo team sanno cosa sia meglio per lui, sia dal punto di vista mentale che fisico“. Parola di Rick Macci, storico allenatore statunitense di tennis delle sorelle Williams e di Roddick tra i tanti, che ha commentato il forfait del numero uno al mondo a Montreal, nel primo dei due Masters 1000 prima degli Us Open di fine agosto. La sua rinuncia al torneo canadese – e quindi anche al record di nove Masters 1000 in un anno – ha come sempre diviso l’opinione pubblica: c’è chi ha criticato la sua decisione e chi invece l’ha condivisa perché è “giusto fermarsi, recuperare energie e arrivare al meglio all’ultimo Slam annuale”, quello sul cemento americano.
“Il suo carico di lavoro è molto diverso da quello degli altri giocatori, perché ci si aspetta che vinca ogni partita. È una pressione mentale ben diversa da quella a cui sono sottoposti gli altri giocatori del circuito“, ha spiegato Macci, rimarcando come le aspettative ormai altissime su Sinner possano gravare sia sulla sua condizione fisica che mentale. “Essere estremamente motivato in ogni partita, dare sempre il massimo e non battere ciglio è una vera magia mentale“, ha osservato, indicando nella tenuta psicologica uno degli elementi che distinguono i campioni assoluti e in particolare Sinner.
La rinuncia di Sinner a Montreal è però il frutto di una serie di ragionamenti tecnici, di benessere mentale e di progettualità a lungo termine. Il modo di ragionare dell’altoatesino e del suo team è cambiato dopo quanto successo al Roland Garros, quando al secondo turno perse una partita praticamente già vinta contro Juan Manuel Cerundolo per un malore improvviso. “Dovremo stare attenti a non spremerlo troppo, se vogliamo per lui una lunga carriera. Jannik non è più il ragazzino che pensa solo al tennis che ho incontrato nel luglio 2022: è cresciuto, è diventato un uomo, ha una fidanzata, altri interessi“, aveva dichiarato Darren Cahill a Londra, dopo il successo sull’erba di Wimbledon. Una delle motivazioni alla base della rinuncia di Sinner è questa: il rischio burnout. Meglio un torneo in meno e una settimana di vacanza in più in compagnia della famiglia e/o della fidanzata Laila Hasanovic. Il tennis rimane la priorità – ovviamente – per Sinner, che però ha ormai fatto uno switch mentale: l’italiano ormai si ferma quando ne sente l’esigenza. Non importa quale torneo ci sia o meno all’orizzonte. Slam esclusi.
Poi c’è l’assenza degli altri big, che preoccupa gli organizzatori del torneo, ma che lascia più sereno Sinner: non c’è Alcaraz (ancora alle prese con l’infortunio), non c’è Djokovic. E allora anche Sinner ha deciso di fermarsi per avere più margine in vista di Cincinnati e degli Us Open. A proposito di Cincinnati, al via il 13 agosto: Sinner al momento è iscritto e potrebbe essere un banco di prova sotto il caldo umido dell’Ohio in vista degli Us Open. Ma non è escluso che – come fatto per Wimbledon – non giochi tornei preparatori in vista dell’ultimo Slam stagionale. Sull’erba non gli sono serviti, figuriamoci sul cemento che è la sua superficie preferita. Certo, a Cincinnati c’è da riscattare la finale non giocata lo scorso anno contro Alcaraz, quando Sinner si ritirò sul 5-0 in favore dello spagnolo.
Proprio quel precedente potrebbe convincerlo a non rinunciare. Sinner, infatti, ha spesso dimostrato di voler archiviare in fretta le delusioni: quando qualcosa non va come avrebbe voluto, il suo istinto è tornare subito in campo per riscattarsi. E la finale mai giocata dello scorso anno contro Alcaraz resta una ferita ancora aperta, che potrebbe offrirgli una motivazione in più per presentarsi in Ohio prima degli US Open.
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