Biennale di Venezia, il ministro Giuli non andrà all’inaugurazione
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli non andrà a Venezia né durante le giornate di pre-apertura dell’Esposizione d’Arte della Biennale di Venezia né parteciperà alla cerimonia di inaugurazione, prevista il 9 maggio. Diserterà dunque i padiglioni che, nelle scorse settimane, sono state al centro di una profonda polemica incrociata tra il direttore Pietrangelo Buttafuoco, lo stesso ministro e l’Unione Europea per la presenza della Russia. Una vicenda sfociata nell’avvio dell’iter, da parte di Bruxelles, per tagliare i fondi all’esposizione.
Di fronte alla scelta di Buttafuoco, ampi pezzi di maggioranza e governo si erano detti indignati. Il presidente della Commissione Cultura, Federico Mollicone, aveva assicurato che non avrebbe aperto perché la vicenda è “geopolitica”. Quindi Giuli aveva chiesto il passo indietro di Tamara Gregoretti, rappresentante del ministero della Cultura nel Consiglio di amministrazione con una doppia motivazione: non aveva avvisato della possibile presenza né si era opposto formalmente durante la seduta del Cda nonostante la “consapevolezza della sensibilità internazionale della questione”.
Durissima era stata anche la reazione di buona parte dell’Unione Europea. La vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen e il commissario alla Cultura Glenn Micallef avevano condannato “fermamente” la decisione di consentire a Mosca di riaprire il padiglione, nonostante continui la guerra in Ucraina sottolineando che gli “Stati membri, le istituzioni e le organizzazioni devono agire in linea con le sanzioni dell’Ue ed evitare di dare spazio a individui che hanno attivamente sostenuto o giustificato l’aggressione del Cremlino contro l’Ucraina” e preannunciando già all’epoca la “sospensione o la cessazione di un finanziamento”.
Accanto alla loro presa di posizione, era arrivata una lettera di 22 Paesi europei indirizzata a Buttafuoco e ai membri del Consiglio di amministrazione. Nel documento, sottoscritto da ministri della Cultura e degli Affari esteri, i firmatari affermano di voler ribadire il proprio impegno nei confronti dei “comuni valori europei – libertà artistica e libertà di espressione, e rispetto della dignità umana”, ricordando come la Biennale di Venezia rappresenti da oltre un secolo “una delle più prestigiose espressioni di libertà artistica al mondo”. Tra i Paesi firmatari figuravano Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia.
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