avanzi di cibo e rifiuti abbandonati sulle panchine e nei parchi

Una panchina, un fazzoletto di carta. Sopra i resti di un mandarino e una banana. Poco più in là, una busta di un noto servizio di poké con ancora il secchiello di plastica e le bacchette usa e getta. Accanto, lattine di birra e un brick di vino ormai vuoto. Su un’altra panchina delle scatole di pollo fritto, mezze vuote. Benvenuti nel nuovo volto del centro storico di Perugia: un salotto sempre più spesso trasformato in una discarica.
Non è un’immagine isolata, né la solita polemica estiva. È la fotografia scattata in questi giorni da cittadini e commercianti, che denunciano un degrado diffuso e in crescita. Il problema non sono solo i classici cestini stracolmi, ma la tipologia di rifiuti che ormai si accumula su scale, marciapiedi e persino sui monumenti.
Il “menù” dell’abbandono selvaggio è variegato e parlante. Accanto ai rifiuti indifferenziati e alle classiche buste nere lasciate fuori orario, spiccano i resti di un consumo alimentare che non è più quello domestico.
Si trovano tazze di caffè da asporto e bicchieri di bubble tea con il fondo di perle di tapioca, buste di hamburger e patatine, pollo fritto e altro cibo da asporto, spesso ancora semipieni, cartoni di pizza abbandonati sui gradini delle chiese, merendine e pane raffermo, gettati deliberatamente per nutrire i piccioni (con buona pace delle norme igieniche), lattine di energy drink e birra, consumate velocemente sui muri di scalinata, persino biciclette legate ai pali della segnaletica.
Sotto la sporcizia, ci sono almeno due fenomeni: turismo mordi e fuggi con consumo di cibo da asporto e la consegna di cibo tramite i rider a gruppi di ragazzini che consumano nei parchi e nelle piazze, per poi lasciare tutto su panchine e scalinate. I residenti storici puntano il dito contro un modello di turismo che definiscono “mordi e fuggi”: visitatori che consumano pasti in piedi, acquistano cibo da asporto dai supermercati o dalle catene di street food, e poi mangiano sulla prima scala disponibile, senza alcun riguardo per lo spazio comune.
“Non è solo maleducazione – spiega un residente del centro – è la conseguenza degli affitti brevi. Abbiamo interi palazzi dove nessuno ‘vive’ veramente. Gli ospiti cambiano ogni due notti, nessuno si sente responsabile del condominio, del portone, del cestino davanti casa. E chi arriva non sa nemmeno come funziona la raccolta differenziata a Perugia”.
Il risultato è che i cestini pubblici, pensati per rifiuti da passeggio, vengono usati come pattumiere domestiche. E quando sono pieni – accade spesso, soprattutto nei weekend – la spazzatura finisce a terra.
Tra i rifiuti più insidiosi ci sono quelli organici: avanzi di cibo, bucce, caffè. Abbandonati al sole attirano topi e gabbiani, creando un problema igienico non da poco. E poi c’è l’ignoranza nella differenziata (ma anche delle semplici regole di buona educazione): bicchieri di plastica nella carta, lattine nell’indifferenziato, resti di cibo ovunque.
“Non si tratta solo di sporco – commenta un residente – ma di mancanza di rispetto per chi abita qui tutto l’anno. Noi spazziamo davanti al portone, ma il giorno dopo troviamo le stesse cose. È una battaglia persa”.
Nel frattempo Perugia rischia di veder crescere questa montagna di buste, avanzi e lattine, con i piccioni e i topi che ringraziano per l’offerta di cibo.
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